Il mensile di turismo online Aprile 2005
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BENIN: SULLA VIA DEGLI SCHIAVI
di Germana Druetto
foto di Piero Fanzino
 
Fanciulla

Un tempo era il regno di Dahomey e per secoli i suoi sovrani furono gli artefici della tratta degli schiavi, cacciando e vendendo ai negrieri bianchi le tribù locali in cambio di "cauris", piccole conchiglie usate come moneta di scambio per l'acquisto di fucili, polvere da sparo, tessuti, inchiostro e oggetti vari di importazione. Oggi si chiama Benin. E' una repubblica inserita nel progetto dell'Unesco sull'Olocausto per salvare i luoghi-simbolo di quel passato rovente e vergognoso che si vorrebbe dimenticare. La tratta negriera in direzione verso l'America fu ufficialmente autorizzata il 12 gennaio 1510 (*) e nel corso dello stesso anno i primi contingenti di schiavi neri arrivarono ad Hispaniola, grazioso nome dell'attuale Santo Domingo. (*) (Ilanèe-Colonisation et conscience chrètienne Plon, Paris 1957). Fu proprio il Dahomey attraverso il porto di Ouidah, tra il settecento e l'ottocento a dare il suo contributo maggiore grazie alla dinastia degli Agasouvi, i Figli della Pantera, che regnavano ad Abomey e per tre lunghi secoli cacciarono rendendo schiavi i popoli vicini avvalendosi dell'armata delle amazzoni.

Porta del Nonritorno a Ouidah

Un esercito di terribili donne guerriere che sapevano combattere con la ferocia di un animale selvaggio, pronte a sgozzare le vittime con i propri denti, spolpare i loro crani e cibarsi delle loro carni. I teschi venivano omaggiati ad alti funzionari e ambasciatori o come abbellimento al trono del sovrano. Nel museo di Abomey è conservato il trono di Ghezo, re di Abomey dal 1818 al 1858 che poggia su quattro teschi. Si calcola che durante questo periodo, chiusosi definitivamente nel 1900 con l'annessione del Dahomey a colonia francese in seguito alla resa del re Behanzin alle truppe francesi nel 1894, l'Africa abbia offerto molto più di trenta milioni di fratelli.

Sua Maestà Agoli-Agbo, ultimo discendente dei re del Dahomey

A ricordo di questo deplorevole Olocausto, oggi il Benin sta ricostruendo pezzo per pezzo, a fatica, i brandelli del passato consacrando Ouidah la città della memoria. Si è iniziato nel 92 con la consacrazione dell'antica strada che gli schiavi, incatenati da collari, manette e cavigliere, un morso tra i denti legato stretto alla nuca per evitare che potessero parlare e urlare, percorrevano in lunghe file, dal deposito dove venivano ammassati per giorni e a volte settimane, fino alla spiaggia dove erano imbarcati. Grandi sculture in cemento dipinto fiancheggiano la pista di terra rossa, in una surreale Via Crucis fatta di serpenti che si mordono la coda, camaleonti, uomini a tre teste, amazzoni, ciascuno con una simbologia ben precisa, giù fino alla spiaggia dove si erge maestosa la "Porta del non-ritorno", un grande arco di rame e cemento "affinchè l'oblio non li uccida una seconda volta".

10- Route des Pecheurs
spiaggia e palme sull'Oceano

Se carica di solennità è la porta del non ritorno non da meno lo è "l'albero del ritorno" all'imbocco della pista. Era un passaggio obbligato, qui gli schiavi venivano fatti girare per tre volte affinchè l'anima, una volta staccata dal corpo, potesse far ritorno in patria. A Ouidah c'è anche un museo dedicato alla tratta degli schiavi, raccoglie cose semplici, ma racconta bene l'Olocausto. E' sistemato nel vecchio forte portoghese, il Sao Joao Batista datato 1721. In netto contrasto l'altro museo, non inserito nelle liste ufficiali e non amato dagli indigeni. E' di proprietà dei discendenti di Don Francisco de Souza, il negriero che si insediò nel forte portoghese nel 1788. Rimbalzò agli onori della cronaca grazie a Bruce Chatwin che ne romanzò le gesta con "Il vicerè di Ouidah".

Sua Eccellenza Dagbo Hounon, capo superiore del culto vodu

Sacro e profano convivono a Ouidah: è il caso del tempio dedicato a Dangbe, il dio pitone, con tanti pitoni veri, che sorge proprio di fronte alla cattedrale di Nostra Signora dell'Immacolata. Misteri e magia di un popolo che affonda radici profonde nel culto del vudu, con riti pagani, a volte cruenti, danze sfrenate in preda alla possessione ma che allo stesso tempo s'inginocchia davanti alla Vergine Maria sgranando il rosario. Il Benin è la culla del vudu. La religione animista è praticata in tutto il paese, base le proprie credenze su una concezione politeista e panteista dell'universo. Dio è presente in ogni luogo e in ogni oggetto inanimato. La religione, importante anche come elemento di coesione sociale, è fondata sul culto dei morti e sulla forza che essi riescono a sprigionare, questa forza si chiama vudu.

tessuti dell'artigianato locale

Sempre nel 92 Ouidah ha tenuto a battesimo il primo festival Mondiale delle Arti e Culture Vudu, "Ritrovamenti tra le Americhe e l'Africa", identificandosi come capitale del vudu. Il Festival si è svolto nella foresta sacra di Zungbodji dove per l'occasione è stato inaugurato un museo permanente a cielo aperto composto da statue giganti di animali e strane figure che raffigurano i"Vodun" le divinità della religione vudu. Ogni anno si celebra il festival vudu a Ouidah che ha luogo il 10 gennaio con cicli di manifestazioni culturali e riti religiosi officiati dai più rappresentativi sacerdoti del vudu che giungono da tutto il paese.

villaggio lacustre di Ganvié,
costruito su palafitte
ministro del culto dei feticci

Da Ouidah il vudu ha attraversato l'oceano, l'avevano dentro i milioni di deportati, è approdato con loro a Baia, Haiti, Cuba, Santo Domingo, San Salvador trasformandosi in macumba, santeria,condomblè, umbanda.

 
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Per saperne di più
 
Ufficio del Turismo della Repubblica del Benin
tel. 011/593828
fax 011/581757
 
La storia delle religioni e i diversi rituali dal Benin al Brasile, da Cuba ad Haiti con calendario di eventi.

www.sas.upenn.edu/African_Studies/
www.arcana.com/voodoo/

informazioni generali su arte/storia/costume www.looksmart.com
la storia della colonizzazione in terra africana, eventi e date, biografie e letteratura correlata: www.ware.it/Africa/alink.htm
www.africances.fr/afrint/
LA REDAZIONE di DAYTRAVEL