Esisterà davvero quella strana sensazione
che tanti viaggiatori chiamano "mal d'Africa"?
Dare risposta ad una domanda così controversa
è davvero pretenzioso: ciò che però
posso affermare dalla mia esperienza è che
quella percezione di libertà, infinito, pace
che l'Africa ti può offrire, è certamente
unica
Arriviamo a Windhoek il sabato e ci rendiamo subito
conto che non avremo grossi problemi di traffico durante
il nostro viaggio: la Namibia infatti ha una superficie
di tre volte l'Italia, ma una popolazione di soli
due milioni di abitanti; Windhoek, la capitale, conta
poco più di 200mila persone. Sarà forse
il giorno prefestivo, ma le strade sono deserte e
perfino i centri commerciali, sebbene ricchi di ogni
tipo di beni, si presentano vuoti. Facciamo le scorte
per il viaggio: ci aspettano tre settimane di 4X4,
secondo un percorso prefissato che toccherà
le mete più importanti di questo paese, dalle
Epupa Falls sul confine settentrionale fino al Fish
River Canyon, verso il sud.
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Partiamo dalla capitale verso il nord in direzione
del Waterberg Plateau: sulla strada incontriamo Okandjia,
il famoso mercatino del legno con souvenir artigianali
tipici delle varie etnie. Un breve tappa e poi subito
alla volta del nostro primo parco nazionale: il Waterberg
Plateau National Park. Scegliamo di dormire in tenda;
la cena a base di orice, struzzo e coccodrillo - offerta
dall'unico lodge del parco - però ci prepara
adeguatamente alla fredda notte. Il risveglio, alle
5, e la rapidissima corsa per vedere l'alba dall'altipiano,
sono subito ripagati dallo splendido paesaggio. Adesso
capisco perché il rosso è il colore
della Namibia: le rocce si illuminano di mille sfumature
di fuoco scaldando l'aria ancora frizzante. E questo
è solo il primo giorno: ci aspettano deserti,
montagne, fiori e termitai, tutto immancabilmente
di color scarlatto.
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I rinoceronti bianchi e gli avvoltoi che speravamo
di incontrare si sono dimostrati piuttosto timidi,
ma il nostro ingresso al parco di Etosha, accolto
da una mandria di bufali, fa ben sperare per i giorni
successivi. D'altra parte la notte nel Waterberg è
da considerare una tappa di trasferimento, a meno
che non si scelga di restare un giorno in più
per partecipare a trekking piuttosto impegnativi.
Il parco dell'Etosha è invece una delle riserve
africane più ricche a livello faunistico con
120 specie di mammiferi e 300 tipi di uccelli. Attorno
alle pozze d'acqua, più o meno naturali, si
incontrano leoni, bufali, orici, sprinbok e kudu (della
famiglia delle antilopi), giraffe... Basta solo aver
la pazienza di aspettare qualche decina di minuti
ed ecco apparire gli animali. Ma attenzione: è
proibito scendere dalle auto; l'unica concessione
che ci siamo riservati è stato sull'Etosha
Pan, una enorme distesa di sale originatasi da un
lago prosciugato. 6200 kmq di bianco accecante dove
qualsiasi animale potrebbe essere individuato.
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Trascorriamo tre giorni nel parco, dormendo nei tre
camp attrezzati - Okaukejo, Halali e Namutoni - tutti
costruiti attorno a pozze d'acqua per l'osservazione
degli animali 'in notturna'. Appagati dall'indescrivibile
numero di zebre, elefanti e mammiferi di ogni genere
e sfiniti dalle interminabili corse per arrivare in
tempo alla chiusura serale dei cancelli dei camp,
proseguiamo verso il nord e la terra degli Himba.
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La Namibia è un crogiolo di razze - Owambo,
Afrikaner, Tedeschi, Herero, San, Himba, Damara solo
per nominarne qualcuna - e tra queste la popolazione
nomade degli Himba ha mantenuto inalterate le proprie
tradizioni più di altre. Mentre le donne Herero,
con il copricapo a due punte e l'enorme abito di crinolina,
sfoggiano un tripudio di colore, gli Himba quasi si
confondono con la tinta rossa della loro terra. Donne
e uomini infatti si spalmano il corpo con un impasto
di ocra, burro e erbe aromatiche, come repellente
contro parassiti e insetti e come protezione dai raggi
solari. Questa zona è la meno turistica di
tutta la nazione.
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Normalmente i tour operator si fermano ai villaggi
di Opuwo, ma le Epupa Falls sono davvero una tappa
da non perdere: foresta lussureggiante, clima mite,
il fiume Kunene. Il corso d'acqua forma cascate spettacolari
e suggestive pozze d'acqua; davvero invitanti se non
fosse per i coccodrilli che fanno capolino tra i bambù.
Numerosi sono i villaggi Himba disseminati in tutta
la regione. L'unico inconveniente è la strada:
circa 8 ore di buche e sassi, con una velocità
costante di 20 km all'ora. Arriviamo distrutti, ma
un tuffo nel fiume porta immediatamente refrigerio
e ci prepara alla visita del giorno successivo. Qui,
tra le capanne degli Himba, l'offerta di zucchero,
farina e tabacco ci permette di scattare indimenticabili
fotografie a questa tribù fiera e accogliente.
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Il tramonto sulle cascate è ancora impresso
nei nostri occhi, ma il giro continua alla volta di
Sesfontein: il camping organizzato all'interno di
un vecchio fortino tedesco, ora trasformato in hotel
di lusso, ci accoglie nella tappa intermedia prima
di arrivare a Twyfelfontein.
Ci troviamo nel Damaraland, un territorio estremamente
arido: ghiaia fine e rilievi tormentati e rossastri
sono il paesaggio predominate. Visitiamo prima la
Petrified Forest - segnalata con il nome di Verteende
Woud - e arriviamo nella zona dei graffiti: le alture
di arenaria rossa che ci circondano nascondono infatti
incisioni rupestri risalenti a 3-5000 anni fa. Nei
pressi, merita una visita il cratere della Burnt Montain
e soprattutto le Organ Pipes: colonne di dolerite
alte anche quattro metri.
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Prendiamo la direzione del mare: ogni volta che superiamo
un dosso si aprono davanti a noi scenari punteggiati
di brune alture dall'aspetto lunare alle cui basi
si espandono macchie di acacie verdi su una base di
veld (erba giallo intenso simile alle graminacee).
Un cancello con un teschio dipinto segnala l'entrata
del Parco Nazionale della Skeleton Coast; l'aspetto
non è invitante, così come il nome:
la 'costa degli scheletri', per le numerose vittime
della sete a seguito dei naufragi avvenuti sul litorale.
I relitti arenati sono ancora oggi una testimonianza
di queste tragedie.
Da qui in avanti il percorso è abbastanza
monotono, ma Cape Cross rappresenta una vera sorpresa:
la più grande colonia di otarie dell'Africa
australe con 200.000 animali che affollano una fascia
di un paio di km e profonda 300 metri lungo la costa.
Un odore acre ti assale all'apertura della portiera,
ma lo spettacolo è grandioso: tanti cuccioli
in periodo di svezzamento che si lasciano fotografare
ed avvicinare senza alcun timore. A pochi metri, tre
sciacalli girovagano alla ricerca di un facile pasto.
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Una sosta per il pernottamento a Henties Bay e il
mattino dopo ci spostiamo all'interno verso il massiccio
dello Spietzkoppe: il "Cervino d'Africa"
è davvero l'apoteosi dei vermigli, con immense
rocce tondeggianti e armoniosi ponti naturali che
si stagliano verso il cielo azzurro. Con una breve
via ferrata si può arrivare facilmente sul
massiccio dove, per incanto, si apre un'oasi di verde.
L'ideale per un po' di relax! La notte in tenda in
questo parco è forse una delle più emozionanti
di tutto il viaggio: un tramonto ineguagliabile, una
serata attorno al fuoco e poi il cielo stellato che
sovrasta i rumori della notte. Si riparte nuovamente
verso la costa, passando per la Welwitschia Drive:
una strada panoramica famosa per gli esemplari millenari
di Welwitschia mirabilis, pianta il cui nome in afrikaans
significa, "la due foglie non può morire".
Ci fermiamo nel campo dei licheni neri per effettuare
un piccolo esperimento: versiamo alcune gocce di acqua
sulle foglie che improvvisamente "fioriscono".
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E' una strana sensazione arrivare a Swakopmund, la
seconda città della Namibia: edifici in stile
bavarese, incroci stradali, negozi e soprattutto numerose
pasticcerie che ti rimandano ai profumati dolci della
Germania. Questo rinomato centro turistico è
un perfetto esempio di colonialismo tedesco (anche
se tutto è talmente curato da sembrare irreale
).
Essendo inverno, i turisti sono piuttosto rari e incontriamo
solo gruppi in procinto di organizzarsi per Sandwich
Habour: qui avremo la prima esperienza sulle dune.
La nebbia, che è una costante di questa zona,
ci risparmia e, accompagnati da un sole rassicurante,
guidiamo verso Walvis Bay, conosciuta per le immense
saline e gli stormi di fenicotteri.
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Sono centinaia: la macchia rosa ci attende su un
lago salato per poi staccarsi verso il nitido blu.
Continuiamo: la pista di sabbia diventa più
morbida e quindi più difficile, ma sfruttando
la bassa marea riusciamo a procedere. Licheni rossi,
bordeaux, verdi creano un effetto magico lungo il
mare e poi
montagne russe sulle dune! Divertenti
le 'dune ruggenti': provate a correre a piedi nudi
dalla cima di una collina sabbiosa e scoprirete perché
si chiamano così
.Qui inizia il deserto,
il famoso deserto namibiano, il più antico
del mondo.
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La parte più spettacolare è il Namib
centrale dove le dune, "invecchiando", diventano
sempre più rosse: è questa la nostra
prossima tappa. Dopo un appetitoso strudel di mele
alla stazione di benzina di Solitarie (una sosta che
non può mancare!), arriviamo a Sesriem, base
per le visite nel deserto. Resto senza parole davanti
a questa meraviglia della natura: dune che cambiano
colore a seconda dell'ora del giorno, ma che al tramonto
e alla sera danno il meglio di sé. Sono enormi,
anche 300 metri, con la cresta affilata dal vento
e tante ondine che sembrano l'increspatura del mare.
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La duna più conosciuta è la cosiddetta
'duna 45', perché posizionata a 45 km dall'entrata
del parco. Al mattino presto una carovana di auto,
pulmini, jeep si precipita verso questa destinazione
per ammirare l'alba dalla cima: sembra quasi una corsa
all'oro, tutti vogliono arrivare per primi. Ma ci
sono tanti altri panorami stupendi nel paesaggio da
fiaba che Sossusvlei offre. In particolare Dead Vlei,
una depressione dove l'acqua che vi confluisce, evaporando
velocemente, lascia sali sul fondo. Immaginatevi:
cielo blu cobalto, dune rosso fiammante, una distesa
completamente bianca e resti di tronchi solitari che
sembrano scheletri. Un panorama irreale, ineguagliabile.
Ma il sole inizia a scaldare: siamo sempre nel deserto,
sebbene a cavallo del Tropico del Capricorno. E poi
è ora di ripartire.
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Stiamo per raggiungere la parte più meridionale
del nostro viaggio: il Fish River Canyon. E' considerato
il secondo per dimensioni dopo il Gran Canyon americano:
profonde insenature giocano con le anse del fiume
Fish; la terra rocciosa cambia colore con il passare
delle ore, rendendo ancora più brillanti il
rosso delle piante grasse che crescono sui pendii.
Per chi sceglie di scendere nel sabbioso letto del
fiume - ma anche per chi preferisce la macchina-,
c'è poi la possibilità di rilassarsi
nelle bollenti acque termali di Ai-Ais, che offrono
una piscina interna e sorgenti esterne meno 'ustionanti'!
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La nostra vacanza sta per terminare: ripartiamo verso
la capitale con una pausa immancabile a Keetmanshoop:
senza tralasciare il sorprendente incontro ravvicinato
con i due ghepardi ammaestrati e un vorace facocero.
Il tramonto sul Kokerboomwood non delude. Le kokerboom
sono piante diffuse in tutta la Namibia meridionale
e si coprono di fiori gialli nei mesi di giugno e
luglio: al mio arrivo erano quasi sfiorite, ma l'immagine
dei loro rami protesi verso il rosso del sole calante
risultava altrettanto incantevole.
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L'ultima alba e poi nuovamente a Windhoek: 500 chilometri
di strada asfaltata e ancora un po' di tempo per gli
ultimi souvenir e per una rapida visita di questa
città dall'aspetto tipicamente tedesco. Nel
centro è riservata un'area pedonale dove sono
in mostra 33 meteoriti raccolti nella zona di Gibeon
nel 1837. La capitale non offre molt'altro, ma poco
importa. Resta il ricordo di un'esperienza ineguagliabile:
la Namibia con la sua natura maestosa, i suoi spazi
infiniti, la solennità dei suoi silenzi e la
magia di luci e forme. E poi il rosso unico, travolgente,
indimenticabile simbolo dell'Africa australe.
Info: Namibia Tourism Board
www.namibia-tourism.com