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Africa-> Namibia
Maggio 2006

Il paese rosso

di Laura Sciolla
 
 

Esisterà davvero quella strana sensazione che tanti viaggiatori chiamano "mal d'Africa"?
Dare risposta ad una domanda così controversa è davvero pretenzioso: ciò che però posso affermare dalla mia esperienza è che quella percezione di libertà, infinito, pace che l'Africa ti può offrire, è certamente unica…


 

Arriviamo a Windhoek il sabato e ci rendiamo subito conto che non avremo grossi problemi di traffico durante il nostro viaggio: la Namibia infatti ha una superficie di tre volte l'Italia, ma una popolazione di soli due milioni di abitanti; Windhoek, la capitale, conta poco più di 200mila persone. Sarà forse il giorno prefestivo, ma le strade sono deserte e perfino i centri commerciali, sebbene ricchi di ogni tipo di beni, si presentano vuoti. Facciamo le scorte per il viaggio: ci aspettano tre settimane di 4X4, secondo un percorso prefissato che toccherà le mete più importanti di questo paese, dalle Epupa Falls sul confine settentrionale fino al Fish River Canyon, verso il sud.

 

Partiamo dalla capitale verso il nord in direzione del Waterberg Plateau: sulla strada incontriamo Okandjia, il famoso mercatino del legno con souvenir artigianali tipici delle varie etnie. Un breve tappa e poi subito alla volta del nostro primo parco nazionale: il Waterberg Plateau National Park. Scegliamo di dormire in tenda; la cena a base di orice, struzzo e coccodrillo - offerta dall'unico lodge del parco - però ci prepara adeguatamente alla fredda notte. Il risveglio, alle 5, e la rapidissima corsa per vedere l'alba dall'altipiano, sono subito ripagati dallo splendido paesaggio. Adesso capisco perché il rosso è il colore della Namibia: le rocce si illuminano di mille sfumature di fuoco scaldando l'aria ancora frizzante. E questo è solo il primo giorno: ci aspettano deserti, montagne, fiori e termitai, tutto immancabilmente di color scarlatto.

 

I rinoceronti bianchi e gli avvoltoi che speravamo di incontrare si sono dimostrati piuttosto timidi, ma il nostro ingresso al parco di Etosha, accolto da una mandria di bufali, fa ben sperare per i giorni successivi. D'altra parte la notte nel Waterberg è da considerare una tappa di trasferimento, a meno che non si scelga di restare un giorno in più per partecipare a trekking piuttosto impegnativi. Il parco dell'Etosha è invece una delle riserve africane più ricche a livello faunistico con 120 specie di mammiferi e 300 tipi di uccelli. Attorno alle pozze d'acqua, più o meno naturali, si incontrano leoni, bufali, orici, sprinbok e kudu (della famiglia delle antilopi), giraffe... Basta solo aver la pazienza di aspettare qualche decina di minuti ed ecco apparire gli animali. Ma attenzione: è proibito scendere dalle auto; l'unica concessione che ci siamo riservati è stato sull'Etosha Pan, una enorme distesa di sale originatasi da un lago prosciugato. 6200 kmq di bianco accecante dove qualsiasi animale potrebbe essere individuato.

 

Trascorriamo tre giorni nel parco, dormendo nei tre camp attrezzati - Okaukejo, Halali e Namutoni - tutti costruiti attorno a pozze d'acqua per l'osservazione degli animali 'in notturna'. Appagati dall'indescrivibile numero di zebre, elefanti e mammiferi di ogni genere e sfiniti dalle interminabili corse per arrivare in tempo alla chiusura serale dei cancelli dei camp, proseguiamo verso il nord e la terra degli Himba.

 

La Namibia è un crogiolo di razze - Owambo, Afrikaner, Tedeschi, Herero, San, Himba, Damara solo per nominarne qualcuna - e tra queste la popolazione nomade degli Himba ha mantenuto inalterate le proprie tradizioni più di altre. Mentre le donne Herero, con il copricapo a due punte e l'enorme abito di crinolina, sfoggiano un tripudio di colore, gli Himba quasi si confondono con la tinta rossa della loro terra. Donne e uomini infatti si spalmano il corpo con un impasto di ocra, burro e erbe aromatiche, come repellente contro parassiti e insetti e come protezione dai raggi solari. Questa zona è la meno turistica di tutta la nazione.

 

Normalmente i tour operator si fermano ai villaggi di Opuwo, ma le Epupa Falls sono davvero una tappa da non perdere: foresta lussureggiante, clima mite, il fiume Kunene. Il corso d'acqua forma cascate spettacolari e suggestive pozze d'acqua; davvero invitanti se non fosse per i coccodrilli che fanno capolino tra i bambù. Numerosi sono i villaggi Himba disseminati in tutta la regione. L'unico inconveniente è la strada: circa 8 ore di buche e sassi, con una velocità costante di 20 km all'ora. Arriviamo distrutti, ma un tuffo nel fiume porta immediatamente refrigerio e ci prepara alla visita del giorno successivo. Qui, tra le capanne degli Himba, l'offerta di zucchero, farina e tabacco ci permette di scattare indimenticabili fotografie a questa tribù fiera e accogliente.

 

Il tramonto sulle cascate è ancora impresso nei nostri occhi, ma il giro continua alla volta di Sesfontein: il camping organizzato all'interno di un vecchio fortino tedesco, ora trasformato in hotel di lusso, ci accoglie nella tappa intermedia prima di arrivare a Twyfelfontein.
Ci troviamo nel Damaraland, un territorio estremamente arido: ghiaia fine e rilievi tormentati e rossastri sono il paesaggio predominate. Visitiamo prima la Petrified Forest - segnalata con il nome di Verteende Woud - e arriviamo nella zona dei graffiti: le alture di arenaria rossa che ci circondano nascondono infatti incisioni rupestri risalenti a 3-5000 anni fa. Nei pressi, merita una visita il cratere della Burnt Montain e soprattutto le Organ Pipes: colonne di dolerite alte anche quattro metri.

 

Prendiamo la direzione del mare: ogni volta che superiamo un dosso si aprono davanti a noi scenari punteggiati di brune alture dall'aspetto lunare alle cui basi si espandono macchie di acacie verdi su una base di veld (erba giallo intenso simile alle graminacee). Un cancello con un teschio dipinto segnala l'entrata del Parco Nazionale della Skeleton Coast; l'aspetto non è invitante, così come il nome: la 'costa degli scheletri', per le numerose vittime della sete a seguito dei naufragi avvenuti sul litorale. I relitti arenati sono ancora oggi una testimonianza di queste tragedie.

 

Da qui in avanti il percorso è abbastanza monotono, ma Cape Cross rappresenta una vera sorpresa: la più grande colonia di otarie dell'Africa australe con 200.000 animali che affollano una fascia di un paio di km e profonda 300 metri lungo la costa. Un odore acre ti assale all'apertura della portiera, ma lo spettacolo è grandioso: tanti cuccioli in periodo di svezzamento che si lasciano fotografare ed avvicinare senza alcun timore. A pochi metri, tre sciacalli girovagano alla ricerca di un facile pasto.

 

Una sosta per il pernottamento a Henties Bay e il mattino dopo ci spostiamo all'interno verso il massiccio dello Spietzkoppe: il "Cervino d'Africa" è davvero l'apoteosi dei vermigli, con immense rocce tondeggianti e armoniosi ponti naturali che si stagliano verso il cielo azzurro. Con una breve via ferrata si può arrivare facilmente sul massiccio dove, per incanto, si apre un'oasi di verde. L'ideale per un po' di relax! La notte in tenda in questo parco è forse una delle più emozionanti di tutto il viaggio: un tramonto ineguagliabile, una serata attorno al fuoco e poi il cielo stellato che sovrasta i rumori della notte. Si riparte nuovamente verso la costa, passando per la Welwitschia Drive: una strada panoramica famosa per gli esemplari millenari di Welwitschia mirabilis, pianta il cui nome in afrikaans significa, "la due foglie non può morire". Ci fermiamo nel campo dei licheni neri per effettuare un piccolo esperimento: versiamo alcune gocce di acqua sulle foglie che improvvisamente "fioriscono".

 

E' una strana sensazione arrivare a Swakopmund, la seconda città della Namibia: edifici in stile bavarese, incroci stradali, negozi e soprattutto numerose pasticcerie che ti rimandano ai profumati dolci della Germania. Questo rinomato centro turistico è un perfetto esempio di colonialismo tedesco (anche se tutto è talmente curato da sembrare irreale…). Essendo inverno, i turisti sono piuttosto rari e incontriamo solo gruppi in procinto di organizzarsi per Sandwich Habour: qui avremo la prima esperienza sulle dune. La nebbia, che è una costante di questa zona, ci risparmia e, accompagnati da un sole rassicurante, guidiamo verso Walvis Bay, conosciuta per le immense saline e gli stormi di fenicotteri.

 

Sono centinaia: la macchia rosa ci attende su un lago salato per poi staccarsi verso il nitido blu. Continuiamo: la pista di sabbia diventa più morbida e quindi più difficile, ma sfruttando la bassa marea riusciamo a procedere. Licheni rossi, bordeaux, verdi creano un effetto magico lungo il mare e poi… montagne russe sulle dune! Divertenti le 'dune ruggenti': provate a correre a piedi nudi dalla cima di una collina sabbiosa e scoprirete perché si chiamano così….Qui inizia il deserto, il famoso deserto namibiano, il più antico del mondo.

 

La parte più spettacolare è il Namib centrale dove le dune, "invecchiando", diventano sempre più rosse: è questa la nostra prossima tappa. Dopo un appetitoso strudel di mele alla stazione di benzina di Solitarie (una sosta che non può mancare!), arriviamo a Sesriem, base per le visite nel deserto. Resto senza parole davanti a questa meraviglia della natura: dune che cambiano colore a seconda dell'ora del giorno, ma che al tramonto e alla sera danno il meglio di sé. Sono enormi, anche 300 metri, con la cresta affilata dal vento e tante ondine che sembrano l'increspatura del mare.

 

La duna più conosciuta è la cosiddetta 'duna 45', perché posizionata a 45 km dall'entrata del parco. Al mattino presto una carovana di auto, pulmini, jeep si precipita verso questa destinazione per ammirare l'alba dalla cima: sembra quasi una corsa all'oro, tutti vogliono arrivare per primi. Ma ci sono tanti altri panorami stupendi nel paesaggio da fiaba che Sossusvlei offre. In particolare Dead Vlei, una depressione dove l'acqua che vi confluisce, evaporando velocemente, lascia sali sul fondo. Immaginatevi: cielo blu cobalto, dune rosso fiammante, una distesa completamente bianca e resti di tronchi solitari che sembrano scheletri. Un panorama irreale, ineguagliabile. Ma il sole inizia a scaldare: siamo sempre nel deserto, sebbene a cavallo del Tropico del Capricorno. E poi è ora di ripartire.

 

Stiamo per raggiungere la parte più meridionale del nostro viaggio: il Fish River Canyon. E' considerato il secondo per dimensioni dopo il Gran Canyon americano: profonde insenature giocano con le anse del fiume Fish; la terra rocciosa cambia colore con il passare delle ore, rendendo ancora più brillanti il rosso delle piante grasse che crescono sui pendii.
Per chi sceglie di scendere nel sabbioso letto del fiume - ma anche per chi preferisce la macchina-, c'è poi la possibilità di rilassarsi nelle bollenti acque termali di Ai-Ais, che offrono una piscina interna e sorgenti esterne meno 'ustionanti'!

 

La nostra vacanza sta per terminare: ripartiamo verso la capitale con una pausa immancabile a Keetmanshoop: senza tralasciare il sorprendente incontro ravvicinato con i due ghepardi ammaestrati e un vorace facocero. Il tramonto sul Kokerboomwood non delude. Le kokerboom sono piante diffuse in tutta la Namibia meridionale e si coprono di fiori gialli nei mesi di giugno e luglio: al mio arrivo erano quasi sfiorite, ma l'immagine dei loro rami protesi verso il rosso del sole calante risultava altrettanto incantevole.

 

L'ultima alba e poi nuovamente a Windhoek: 500 chilometri di strada asfaltata e ancora un po' di tempo per gli ultimi souvenir e per una rapida visita di questa città dall'aspetto tipicamente tedesco. Nel centro è riservata un'area pedonale dove sono in mostra 33 meteoriti raccolti nella zona di Gibeon nel 1837. La capitale non offre molt'altro, ma poco importa. Resta il ricordo di un'esperienza ineguagliabile: la Namibia con la sua natura maestosa, i suoi spazi infiniti, la solennità dei suoi silenzi e la magia di luci e forme. E poi il rosso unico, travolgente, indimenticabile simbolo dell'Africa australe.

Info: Namibia Tourism Board
www.namibia-tourism.com


 

 

LA REDAZIONE di DAYTRAVEL