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Europa -> Francia
Febbraio 2006
 
WHY NOT BIOT?
Per conoscere l’entroterra della Costa Azzurra con le sue vetrerie l’hanno resa famosa. Quelli di Oneglia gli ridettero vita.

di Bruno Breschi

 
 

Una manciata di chilometri separano Nizza da Biot. E’ un villaggio appollaiato su un cucuzzolo alto poche centinaia di metri. Basta andare in direzione di Cannes e ad un certo punto prendere la strada per Grasse (a proposito di questa ultima località è stato deliberato dall’Amministrazione pubblica di finanziare il progetto per il raddoppio del suo Museo del Profumo).
Biot ti appare quasi come se fosse sospesa sulla campagna rigogliosa e ricca di alberi, tanto da rendere l’aria pulita, anche se tutto intorno ci sono piccole vetrerie e diverse fornaci dove viene prodotto dell’ottimo vasellame per la casa e il giardino. A rendere famosa Biot oltre al fatto di aver saputo conservare la sua struttura medioevale lo si deve al sorgere, nella nostra epoca, di una vetreria che, riprendendo l’antica tradizionedel vetro soffiato e a bolla, si è saputa inserire tra i più raffinati produttori a livello mondiale.

 

 

Il fondatore de La Verrerie de Biot è stato un certo Eloi Monod nel 1956,cinquanta anni fa. Ingegnere ceramista della famosa scuola di Sevres egli venne a Biot per sposare Lucette Auge-Laribe, la figlia del creatore della Terracotta Provenzale. Fu in quell’occasione che Monod decise di realizzare un vaso di vetro rifacendosi alle forme del vasellame locale con particolari caratteristiche.

 

 

 

Valendosi di un vecchio vetraio ( Fidel Lopez) e di un giovane soffiatore (Raymond Winnowski) dette vita ad un vetro esclusivo soffiato e artigianale, che egli aveva peraltro potuto ammirare nei suoi viaggi in Italia e in Spagna. Un vetro, insomma, che imprigionandoal suo interno dell’aria si presentasse senza difetti. La cosa gli fu possibileinserendo del bicarbonato di soda tra due strati di vetro a 1100 gradi. Il gas carbonico proveniente dalla decomposizione del bicarbonato a questa temperatura forma delle bolle caratteristiche. Nacque così la specialità dell’artigianato in vetro.

 

La Vetreria di Biot dal 1971 è stata rilevata dalla famiglia Lechczynski. Da tempo è diventata una società per azioni. Dal 1961 il suo marchio è stato regolarmente registrato. Per cui quando voi acquistate un pezzo che porta impresso BIOT siete sicuri di avere un oggetto proveniente da La Verrerie de Biot.
La vetreria dal 1989 inoltre si è peraltro guadagnata un posto importante tra le aziende internazionali del settore tanto da essere, proprio per la sua produzione artistica, ormai definita “l’école de Biot”.
Se capitate a Biot potete vedere come si lavora il vetro, sottolineando che molti di questi….vetrai altro non sono che allievi, i quali sotto l’attenta vigilanza dei maestri, si cimentano nell’arte vetraria. Allievi –quelli del passato- che oggi, sono diventati artisti a livello internazionale.
Nell’area dell’azienda si trova la Galleria Internazionale del Vetro dove vengono esposte le opere di35 artisti di tutto il mondopartecipanti al…tema dell’anno. Si tratta di lavori di una particolare bellezza.

 

Qualora siate interessati ad apprendere l’arte della lavorazione del vetro potete partecipare agli stage d’initiation che hanno la durata di cinque giorni, dal lunedì al venerdì, ( comprensivi di1 ora e mezza al giorno di pratica)e che sono frequentabili per tutto l’anno (tel. 0033.4. 93650300).
Accanto a questa che è la più famosa ci sono altre sette vetrerie artigianali, di dimensioni ridotte, ma dove non è difficile trovare oggetti molto interessanti.
Abbiamo accennato alle fornaci di terracotta e della ceramica. Se andate alla ricerca di un pezzo particolare non c’è che l’imbarazzo della scelta. Se non lo trovate a La Poterie Provenzale potrete fare un salto a L’Atelier des Traditions o nelle altre quattro aziende, tutte artigianali, che producono pezzi di particolare valore artistico.
Ma è qui che l’artigianato francese e più in particolare quello della Costa Azzurra dimostra la sua vitalità che va dai lavori in mosaico, a quelli del ferro battuto, alla decorazione, all’oreficeria, alla scultura e l’elenco può allungarsi ancora.
Non a caso nel cuore del villaggio sorge il Museo di Storia della Ceramica che una gentilissima signora è ben lieta di illustrarvi per ricordare che per ben cinque secoli Biot ne fu la capitale.

 

E le sue giare, lefontane d’appartamento conservate, in ceramica dipinta, ne sono la testimonianza. Si parla di 510 vasai che dal 1550 fino alla fine del XIX° secolo hanno praticato e continuano ancora oggi l’arte della terra. Giare con tanto di stampo del produttore locale si trovano sparse un po’ dappertutto nel mondo, a dimostrazione della bontà della sua produzione.

 

 

 

Se vi incamminate per le sue strettissime strade non stupitevi nell’osservare le scritte di provenienza genovese. Sono i discendenti delle 50 famiglie di Oneglia che nel 1470 il Re Renato, conte di Provenza, chiamò a ricostruire il paese (una testimonianza della loro presenza è data da due porte d’accesso: quella di Tines e quella dei Migraniers, risalenti alla seconda metà del 1500) abbandonato a seguito della peste e per questo, poi, facile rifugio di briganti, che per circa cento anni lo occuparono.

 

 

L’arte e la cultura fanno parte del suo patrimonio. Non è facile trovare paesi che abbiano ben quattro musei (è sul suo territorio che si trova il Museo Nazionale di Fernand Leger) e 18 gallerie d’arte con opere di artisti di fama internazionale, per non parlare della galleria esclusiva e personale di monsieur André Brothier proprietario del ristorante Galeries des Arcades situato al 16 di Place des Arcadesdove si offre il meglio della cucina locale.

 

 

 

 

Da queste parti si viene anche per praticare lo sport. Non c’è mese nel quale non si svolga qualche manifestazione. In agosto si svolge la Festa Patronale di St. Julien nel corso della quale si ha la Roumpa Pignata.
Noi vi abbiamo parlato di alcune “pillole” di Biot. Non possiamo però non parlarvi delle impressioni da noi ricavate andandola a visitare. E sono di un’accoglienza calorosa ricevuta, di paesaggi d’incanto, di angoli paradisiaci. Di un posto che ti fa capire perché in qualsiasi periodo dell’anno è facile trovare artisti pronti ad immortalarla sulla tela o a trovare l’ispirazione giusta per l’arte da essi seguita.

 

 

 

 

Se vogliamo scoprirla con l’assistenza di una guida parlante anche italiano è sufficiente trovarsi il giovedì alle 15 all’Ufficio del Turismo, nel cuore del paese, anche se è allo studio, per la prossima estate, la visita notturna con tanto di accompagnatore vestito all’antica e con la lanterna in mano. Si perchéin tal modo tutto il paesaggio, le stradine in forte pendenza e gli angoli con le case avvolte, sembra impossibile, da una folta siepe d’edera danno l’impressione del misterioso, dell’incredibile.
Un paese, pardon village, dunque che ha saputo conservare il suo sapore antico. E non è poco!

 

 

Info: Ente nazionale per il Turismo Francese
Info: Office de Tourisme BIOT
tel. 033.4.93657800

www.franceguide.com

 

 

 

 

LA REDAZIONE di DAYTRAVEL