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Africa -> Capo Verde
Aprile 2006
 

Tropici Africani

 

di Ginevra Dematteis

 
 

Dieci piccole isole di origine vulcanica, pezzetti di terra appartenenti ad un mosaico morfologico sparso nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico, protese verso le sorelle caraibiche ma saldamente legate al continente africano da cui distano circa 450 chilometri dal capo di Capo Verde in Senegal che ha dato loro il nome.

 

Sulla loro origine si sa molto poco. Fanno storia a partire dal XV secolo, periodo a cui risale la fortuita scoperta per merito del navigatore veneziano Alvise da Mosto ma ufficialmente riconosciute, le prime due, dal genovese Antonio da Noli. Solo successivamente sarà il portoghese Gomez ad avvistare le altre.

 

 

L'anno 1460 segna dunque il possesso delle isole caboverdiane al Portogallo come colonia d'oltremare, riconoscimento che si protrarrà per ben 500 anni fino alla proclamazione d'indipendenza nel 1975.

 

 

 

La particolare posizione favorì la crescita delle isole, indicata dal governo portoghese come base strategica per le successive conquiste, facilitando l'ingresso ai primi schiavi neri, utili come mano d'opera gratuita. Un commercio che ben presto degenererà nella vergognosa tratta degli schiavi dall'Africa occidentale verso le Americhe.

 

 

Su questi fatti storici si crea la particolare identità multirazziale di Capo Verde, risultato inevitabile dovuto alla mescolanza fra razze diverse quali i coloni e gli europei delle colonie penali del XVI secolo, gli schiavi neri e il costante afflusso di gente di ogni provenienza in arrivo nei porti isolani.

 

 

Il declino di Capo Verde inizia a partire dal 1800 a causa di lunghi periodi di siccità che indebolirono l'economia con conseguente spopolamento.
Oggi, l'arcipelago la cui lingua ufficiale, il portoghese, si mescola con il creolo, sta vivendo un felice rifiorire, grazie al turismo che ha scoperto qui un paradiso esotico dalla natura incontaminata.

 

Clima dolce dodici mesi l'anno, natura selvaggia e dai forti contrasti la cui diversità si alterna in paesaggi tipicamente africani favoriti dal soffio costante degli Alisei che nel corso dei tempi hanno riprodotto a un Sahara in miniatura in contrasto con la ricca vegetazione tropicale che esplode nell'isola di Santo Antao. Ogni isola è diversa dall'altra: dalle bianche saline di Sal con spiagge di sabbia bianca agli spazi desertici con dune di sabbia dorata e verdi oasi di palme da datteri di Boavista, dal maestoso vulcano attivo di Fogo con spiagge di sabbia nera alla tradizione marittima e all'intensa vita notturna di Mindelo, capitale di Sao Vincente fino alle sabbie terapeutiche della spiaggia di Tarrafal a Sao Nicolau.

 

Ma è soprattutto quell'aria rilassata, che aleggia ovunque passeggiando tra le vie, nei localini all'aperto che si incrociano qua e là, che fa un tutt'uno con la musica capoverdiana, una cultura antica che sgorga dal cuore. C'è tutta la storia di questo popolo dalle origini africane alla sofferenza della schiavitù e della deportazione in un alternarsi di melodie malinconiche ed allegre.

 

 

 

Quella più antica è la "morna" una melodia semplice nata dall'incontro con il fado, importato dai portoghesi, e i ritmi africani, espressione della saudade, la nostalgia, amori perduti e lontani che in Cesaria Evora ha trovato la sua regina. Ma la musica capoverdiana vanta altri noti artisti e tra questi l'indimenticabile poeta compositore B. Leza che si esibiscono nelle diverse espressioni del funanà, il batuque, la coladeira, finçon.

 


Regina incontrastata nel grande festival internazionale della musica che ogni anno si svolge ad agosto nel fine settimana di luna piena nella Bahia das Gatas, la musica si unisce a tutta l'espressione culturale locale dai balli alla gastronomia.

 

 

Senza dubbio la cucina capoverdiana è un tassello importante, primeggia il pesce, principale risorsa del paese, che da vita a gustosi quanto elaborati piatti locali come il cachupa e la zuppa di pesce che vanno accompagnati alla birra locale o meglio ancora al grogue, il rum dell'arcipelago ricavato dalla canna da zucchero originando un liquore molto alcolico e dal sapore penetrante.

 

 

 

 

E' tipico incontrare locali sulla spiaggia dove tra aragoste e tonno alla creola si ascolta musica dal vivo che accompagna una kermesse danzante ad opera di camerieri e cuochi in un'atmosfera calda e coinvolgente nello stile di ospitalità tutta capoverdiana.

 

 

Info: Promozione turistica Capo Verde
www.promex.org

LA REDAZIONE di DAYTRAVEL