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Dieci piccole isole di origine vulcanica, pezzetti
di terra appartenenti ad un mosaico morfologico
sparso nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico, protese
verso le sorelle caraibiche ma saldamente legate
al continente africano da cui distano circa 450
chilometri dal capo di Capo Verde in Senegal che
ha dato loro il nome.
Sulla loro origine si sa molto poco. Fanno storia
a partire dal XV secolo, periodo a cui risale
la fortuita scoperta per merito del navigatore
veneziano Alvise da Mosto ma ufficialmente riconosciute,
le prime due, dal genovese Antonio da Noli. Solo
successivamente sarà il portoghese Gomez
ad avvistare le altre.
L'anno 1460 segna dunque il possesso delle isole
caboverdiane al Portogallo come colonia d'oltremare,
riconoscimento che si protrarrà per ben
500 anni fino alla proclamazione d'indipendenza
nel 1975.
La particolare posizione favorì la crescita
delle isole, indicata dal governo portoghese come
base strategica per le successive conquiste, facilitando
l'ingresso ai primi schiavi neri, utili come mano
d'opera gratuita. Un commercio che ben presto
degenererà nella vergognosa tratta degli
schiavi dall'Africa occidentale verso le Americhe.
Su questi fatti storici si crea la particolare
identità multirazziale di Capo Verde, risultato
inevitabile dovuto alla mescolanza fra razze diverse
quali i coloni e gli europei delle colonie penali
del XVI secolo, gli schiavi neri e il costante
afflusso di gente di ogni provenienza in arrivo
nei porti isolani.
Il declino di Capo Verde inizia a partire dal
1800 a causa di lunghi periodi di siccità
che indebolirono l'economia con conseguente spopolamento.
Oggi, l'arcipelago la cui lingua ufficiale, il
portoghese, si mescola con il creolo, sta vivendo
un felice rifiorire, grazie al turismo che ha
scoperto qui un paradiso esotico dalla natura
incontaminata.
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Clima dolce dodici mesi l'anno, natura selvaggia
e dai forti contrasti la cui diversità
si alterna in paesaggi tipicamente africani favoriti
dal soffio costante degli Alisei che nel corso
dei tempi hanno riprodotto a un Sahara in miniatura
in contrasto con la ricca vegetazione tropicale
che esplode nell'isola di Santo Antao. Ogni isola
è diversa dall'altra: dalle bianche saline
di Sal con spiagge di sabbia bianca agli spazi
desertici con dune di sabbia dorata e verdi oasi
di palme da datteri di Boavista, dal maestoso
vulcano attivo di Fogo con spiagge di sabbia nera
alla tradizione marittima e all'intensa vita notturna
di Mindelo, capitale di Sao Vincente fino alle
sabbie terapeutiche della spiaggia di Tarrafal
a Sao Nicolau.
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Ma è soprattutto quell'aria rilassata,
che aleggia ovunque passeggiando tra le vie, nei
localini all'aperto che si incrociano qua e là,
che fa un tutt'uno con la musica capoverdiana,
una cultura antica che sgorga dal cuore. C'è
tutta la storia di questo popolo dalle origini
africane alla sofferenza della schiavitù
e della deportazione in un alternarsi di melodie
malinconiche ed allegre.
Quella più antica è la "morna"
una melodia semplice nata dall'incontro con il
fado, importato dai portoghesi, e i ritmi africani,
espressione della saudade, la nostalgia, amori
perduti e lontani che in Cesaria Evora ha trovato
la sua regina. Ma la musica capoverdiana vanta
altri noti artisti e tra questi l'indimenticabile
poeta compositore B. Leza che si esibiscono nelle
diverse espressioni del funanà, il batuque,
la coladeira, finçon.
Regina incontrastata nel grande festival internazionale
della musica che ogni anno si svolge ad agosto
nel fine settimana di luna piena nella Bahia das
Gatas, la musica si unisce a tutta l'espressione
culturale locale dai balli alla gastronomia.
Senza dubbio la cucina capoverdiana è
un tassello importante, primeggia il pesce, principale
risorsa del paese, che da vita a gustosi quanto
elaborati piatti locali come il cachupa e la zuppa
di pesce che vanno accompagnati alla birra locale
o meglio ancora al grogue, il rum dell'arcipelago
ricavato dalla canna da zucchero originando un
liquore molto alcolico e dal sapore penetrante.
E' tipico incontrare locali sulla spiaggia dove
tra aragoste e tonno alla creola si ascolta musica
dal vivo che accompagna una kermesse danzante
ad opera di camerieri e cuochi in un'atmosfera
calda e coinvolgente nello stile di ospitalità
tutta capoverdiana.
Info: Promozione turistica Capo Verde
www.promex.org
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