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Asia -> Giappone
Maggio 2006
 

La città dei giardini

 

di Ginevra Dematteis

 
 

Kyoto è giustamente famosa per i giardini zen. Sono annessi ai templi e costituiscono un raffinatissimo abbellimento estetico, ma anche uno stimolo per la meditazione. Sono costituiti entro spazi abbastanza ridotti nei quali viene riprodotto un paesaggio, utilizzando ghiaia, pietre, muschio e piante.

 

 

 

 

 

Il giardino più noto è quello del tempio Ryoan-ji, dove in uno spazio di soli trecento metri quadrati è racchiuso un paesaggio formato da ghiaia su cui sono posate quindici pietre di varia forma. Il giardino, detto kare sansui (giardino secco) rappresenta, secondo alcuni, la superficie del mare costellata di isole, oppure una distesa di nuvole o di nebbia dalla quale spuntano delle montagne. La superficie della ghiaia è periodicamente rastrellata e quindi percorsa da linee parallele dritte o curve che rendono l'insieme particolarmente equilibrato, oltre a dare il senso dell'impermanenza.

 

 

 

Quindi non è un'opera d'arte fissa ma mutevole, così come è mutevole la realtà.Le quindici pietre sono posizionate in modo che da qualsiasi punto si guardi il giardino non si possano vedere tutte, cioè qualcuna resta celata, a simboleggiare il fatto che la realtà, per quanto la si scruti, rimane sempre in parte nascosta.
Altri giardini utilizzano sfondi di vegetazione che servono ad ampliare la profondità, dando l'illusione di una distanza che non c'è. Oppure utilizzano distese di muschio di vari tipi.

 

 

 

 

Alcuni scorci sono di una perfezione assoluta che fa dimenticare l'estrema esiguità degli spazi. Anche la ricerca e la selezione delle rocce sono state compiute con grande pazienza e con grande cura. La tecnica per la creazione di questi giardini raggiunse il suo apice nel corso del XVI secolo, cioè nella stessa epoca in cui vennero codificate le regole della cerimonia del tè (cha no yu) e presero forma definitiva molte altre espressioni artistiche.

 

 

 

 

Al centro della città sorge il castello, eretto a partire dal 1603 da Tokugawa Ieyasu. Le cinque costruzioni principali sono collegate da lunghi corridoi con pavimenti formati da tavole che emettono particolari cigolii quando sono calpestate (pavimento degli usignoli) al fine di impedire che si avvicinassero visitatori inaspettati.


 

La villa di Katsura Rikyu è il più importante esempio di architettura residenziale giapponese della fine del Cinquecento. Sorge tra il fiume Katsura e le colline Nishiyama. La costruzione iniziò nel 1590 per volontà di Hideyoshi Toyotomi . Il giardino che la circonda è un capolavoro opera dello stesso architetto che progettò la villa, Kobori Enshu, il quale per accettare l'incarico pose tre condizioni: fondi illimitati, tempi di esecuzione a propria discrezione e divieto di qualsiasi visita o interferenza da parte del committente, durante i lavori.

 

 

 

Va ricordata la cerimonia del tè, Cha no yu, praticata non solo a Kyoto ma in tutto il Giappone e conosciuta anche come Chad? o Sad? cioè la via del té. Cha no yu significa letteralmente acqua calda per il té. È una delle arti tradizionali zen più note. Codificata in maniera definitiva alla fine del '500 da Sen no Rikyu, maestro del tè di Oda Nobunaga e successivamente di Toyotomi Hideyoshi.

 

 

 

 

 

Può essere svolta secondo stili diversi ed in forme diverse. A seconda delle stagioni cambia la collocazione del bollitore (kama): in autunno e inverno posto in una buca di forma quadrata (ro), ricavata in uno dei tatami che formano il pavimento, in primavera ed estate in un braciere (furo) appoggiato sul tatami.

 

La forma più complessa e lunga (chaji) consiste in un pasto in stile Kaiseki, nel servizio di té denso (koicha) e in quello di té leggero (usucha). In tutti i casi si usa, in varie quantità, il matcha, té verde polverizzato, che viene mescolato all'acqua calda con l'apposito frullino di bambù (chasen).

 

 

 

 

 

 

Quindi la bevanda che ne risulta non è un infusione ma una sospensione, cioè la polvere di té viene consumata insieme all'acqua. Per questo motivo e per il fatto che il matcha viene prodotto utilizzando germogli terminali della pianta, la bevanda ha un effetto notevolmente eccitante. Infatti veniva utilizzata, e ancora lo è, dai monaci zen, per rimanere svegli durante le preghiere.

 

 

 

 

 

Il té leggero usucha, a seguito dello sbattimento dell'acqua col frullino durante la preparazione, si ricopre di una sottile schiuma di una tonalità particolarmente piacevole e che si intona coi colori della tazza.

 

 

 

 

 

 

 

Info: Japan National Tourist Organization
www.jnto.go.jp


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

LA REDAZIONE di DAYTRAVEL