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Kyoto è giustamente famosa per i giardini
zen. Sono annessi ai templi e costituiscono un
raffinatissimo abbellimento estetico, ma anche
uno stimolo per la meditazione. Sono costituiti
entro spazi abbastanza ridotti nei quali viene
riprodotto un paesaggio, utilizzando ghiaia, pietre,
muschio e piante.
Il giardino più noto è quello del
tempio Ryoan-ji, dove in uno spazio di soli trecento
metri quadrati è racchiuso un paesaggio
formato da ghiaia su cui sono posate quindici
pietre di varia forma. Il giardino, detto kare
sansui (giardino secco) rappresenta, secondo alcuni,
la superficie del mare costellata di isole, oppure
una distesa di nuvole o di nebbia dalla quale
spuntano delle montagne. La superficie della ghiaia
è periodicamente rastrellata e quindi percorsa
da linee parallele dritte o curve che rendono
l'insieme particolarmente equilibrato, oltre a
dare il senso dell'impermanenza.
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Quindi non è un'opera d'arte fissa ma
mutevole, così come è mutevole la
realtà.Le quindici pietre sono posizionate
in modo che da qualsiasi punto si guardi il giardino
non si possano vedere tutte, cioè qualcuna
resta celata, a simboleggiare il fatto che la
realtà, per quanto la si scruti, rimane
sempre in parte nascosta.
Altri giardini utilizzano sfondi di vegetazione
che servono ad ampliare la profondità,
dando l'illusione di una distanza che non c'è.
Oppure utilizzano distese di muschio di vari tipi.
Alcuni scorci sono di una perfezione assoluta
che fa dimenticare l'estrema esiguità degli
spazi. Anche la ricerca e la selezione delle rocce
sono state compiute con grande pazienza e con
grande cura. La tecnica per la creazione di questi
giardini raggiunse il suo apice nel corso del
XVI secolo, cioè nella stessa epoca in
cui vennero codificate le regole della cerimonia
del tè (cha no yu) e presero forma definitiva
molte altre espressioni artistiche.
Al centro della città sorge il castello,
eretto a partire dal 1603 da Tokugawa Ieyasu.
Le cinque costruzioni principali sono collegate
da lunghi corridoi con pavimenti formati da tavole
che emettono particolari cigolii quando sono calpestate
(pavimento degli usignoli) al fine di impedire
che si avvicinassero visitatori inaspettati.
La villa di Katsura Rikyu è il più
importante esempio di architettura residenziale
giapponese della fine del Cinquecento. Sorge tra
il fiume Katsura e le colline Nishiyama. La costruzione
iniziò nel 1590 per volontà di Hideyoshi
Toyotomi . Il giardino che la circonda è
un capolavoro opera dello stesso architetto che
progettò la villa, Kobori Enshu, il quale
per accettare l'incarico pose tre condizioni:
fondi illimitati, tempi di esecuzione a propria
discrezione e divieto di qualsiasi visita o interferenza
da parte del committente, durante i lavori.
Va ricordata la cerimonia del tè, Cha
no yu, praticata non solo a Kyoto ma in tutto
il Giappone e conosciuta anche come Chad? o Sad?
cioè la via del té. Cha no yu significa
letteralmente acqua calda per il té. È
una delle arti tradizionali zen più note.
Codificata in maniera definitiva alla fine del
'500 da Sen no Rikyu, maestro del tè di
Oda Nobunaga e successivamente di Toyotomi Hideyoshi.
Può essere svolta secondo stili diversi
ed in forme diverse. A seconda delle stagioni
cambia la collocazione del bollitore (kama): in
autunno e inverno posto in una buca di forma quadrata
(ro), ricavata in uno dei tatami che formano il
pavimento, in primavera ed estate in un braciere
(furo) appoggiato sul tatami.
La forma più complessa e lunga (chaji)
consiste in un pasto in stile Kaiseki, nel servizio
di té denso (koicha) e in quello di té
leggero (usucha). In tutti i casi si usa, in varie
quantità, il matcha, té verde polverizzato,
che viene mescolato all'acqua calda con l'apposito
frullino di bambù (chasen).
Quindi la bevanda che ne risulta non è
un infusione ma una sospensione, cioè la
polvere di té viene consumata insieme all'acqua.
Per questo motivo e per il fatto che il matcha
viene prodotto utilizzando germogli terminali
della pianta, la bevanda ha un effetto notevolmente
eccitante. Infatti veniva utilizzata, e ancora
lo è, dai monaci zen, per rimanere svegli
durante le preghiere.
Il té leggero usucha, a seguito dello
sbattimento dell'acqua col frullino durante la
preparazione, si ricopre di una sottile schiuma
di una tonalità particolarmente piacevole
e che si intona coi colori della tazza.
Info: Japan National Tourist Organization
www.jnto.go.jp
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