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Sabbie bianche, palme ondeggianti e fruscianti,
lagune blu e foreste vergini, sono gli atout delle
oltre cento isole ed atolli che compongono la
Polinesia francese. Lontane e remote hanno in
comune un affascinante mito letterario, benchè
così diverse ed uniche , ognuna con il proprio
irresistibile fascino, carattere e paesaggio.
Alcune di facile approdo con lagune dai riflessi
cromatici che vanno dal verde chiaro ad un luminoso
blu turchese, bordate da candide spiagge bianche
e palme da cocco, profumati giardini di bougainvillea
e fiori di ibisco, le altre ricamate da secoli
di erosione con scogliere e spiagge di sabbia
nera, montagne a picco dove scendono impetuose
cascate e si aprono lussureggianti vallate e foreste
che celano imponenti quanto misteriosi siti archeologici.
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Porta d'accesso obbligata è Tahiti, la regina
del Pacifico, la più grande e la più nota di tutti
i cinque arcipelaghi che compongono il territorio
francese dei Mari del Sud. Qui atterrano i voli
intercontinentali e partono quelli locali per
gli arcipelaghi. Papeete, la capitale non è certo
il luogo per chi sogna paradisi incontaminati
e solitari, vale comunque una sosta per la raffinata
cucina e il suo colorato mercato ininterrotto
dalle prime ore del mattino fino a sera. Tra cascate
di fiori e pesce fresco, gli irrinunciabili colorati
pareo, immagine mito di questa terra, immortalati,
come sensuali drappeggi fascianti i sinuosi corpi
delle vahine, da Paul Gauguin, sbarcato a Tahiti
alla fine dell'Ottocento per scegliere poi le
solitarie Marchesi come sua ultima dimora.
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Oggi, i nuovi artisti, giunti soprattutto dall'Europa
intorno gli anni Sessanta, hanno eletto la tranquilla
isola di Moorea come loro capitale, lontana dai
clamori e dalla mondanità di Tahiti. Battezzata
da una natura generosa, Morea a meno di venti
chilometri da Tahiti, è una meta irrinunciabile.Tra
spiagge di sabbia bianchissima, fondali corallini
popolati da una fauna sottomarina di rara unicità,
si apre la baia di Cook dal omonimo capitano che
la vide per la prima volta nel 1769 che contende
alla gemella baia di Opunohu il primato di bellezza
e di notorietà per essere state set dei film dedicati
all'ammutinamento del Bounty, nel 62 con Marlon
Brando, che in seguito al film decise di comprare
la vicina isoletta di Tetiaroa, e nel 84 quello
che vide protagonista Mel Gibson.
Se
Moorea è una perla rara per la scultorea e maestosa
bellezza, Manihi è invece sinonimo di "perla nera",
dal tesoro che nasconde nelle sue acque turchesi,
le ostriche dalle perle nere, rotonde a goccia
e barocche. Anche se conosciute come perle nere,
il loro colore si differenzia dalle mille sfumature
dal biancastro all'antracite, passando dal blu
al giallo, dal rosa all'oro, dal porpora al verde
pavone.
Queste
sono le più preziose e le più ricercate al punto
che gli indigeni hanno battezzate le loro perle
in Poe Rava: nero con riflessi verdi. Fin dai
tempi antichi erano un tesoro prezioso, privilegio
esclusivo dei reali, agli isolani era consentita
solo la madreperla del guscio per la decorazione
di oggetti religiosi o utensili. La grande richiesta
giunta dall'Europa intorno l'Ottocento portò alla
quasi estinzione della "pinctada margaritifera"
, l'ostrica matrice della perla.
Negli
anni Sessanta si importò la tecnica messa a punto
in Giappone, trattando circa 5000 ostriche che
dopo tre anni dette inizio a questa fiorente industria
delle perle coltivate. Oggi, su questo atollo
dell'arcipelago delle Tuamotu, la coltivazione
delle perle è una delle prime attività, le poe
rava fioriscono grazie all'acqua purissima della
laguna costantemente a 28 gradi e ricca di plancton.
Per questa sua acqua cristallina, il piccolo atollo
di Manihi è diventato un vero paradiso per i sub,
un'oasi di relax con un unico villaggio ed un
solo resort.
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