Albana di Bertinoro: il progetto Bron & Ruseval di Mauro Sirri

Un progetto partito nel 2017 che punta sul clone Gentile, su rese moderate e su vinificazione senza interventi tecnologici per raccontare l'Albana di Bertinoro

Bertinoro, spesso definito il balcone della Romagna, continua a essere uno dei punti di riferimento per chi cerca vini bianchi con radici territoriali forti. Qui l’Albana ha una storia lunga, ma serve oggi un rinnovato interesse perché la superficie coltivata è sotto i 600 ettari. Tra gli interpreti più attivi c’è Mauro Sirri, che da anni sperimenta vie per restituire al vitigno la sua identità tramite scelte agronomiche ed enologiche sobrie.

Un progetto nato in vigna

Il seme dell’attuale bottiglia Bron & Ruseval è stato piantato nel 2017 quando si decise di impiantare un vigneto con il clone Gentile di Bertinoro, un materiale genetico quasi in disuso fin dagli anni ’70. L’intento era semplice ma preciso: capire cosa fosse in grado di esprimere quel clone su suoli locali diversi, privilegiando una lettura diretta del terroir piuttosto che interventi che mascherassero la matrice originaria. Il vigneto produce grappoli piuttosto compatti con un’acidità marcata e una lieve trama tannica che conferisce struttura senza appesantire il sorso.

Il ruolo di Celli Vini e la scelta del territorio

Celli Vini, realtà con radici dagli anni ’60 intorno al borgo di Bertinoro, ha progressivamente evoluto il proprio approccio: dalla vendita diretta alla difesa integrata, fino alla conversione al biologico integrale avviata nel 2017. Le vigne, distribuite su quattro poderi con microclimi e suoli distinti, hanno permesso di testare come il clone Gentile reagisca a condizioni diverse, supportando l’idea di creare un prodotto che raccontasse il luogo senza mediazioni tecniche eccessive.

La filosofia in cantina

La linea Bron & Ruseval rappresenta un approccio intenzionalmente contenuto: niente macerazioni prolungate, nessuna anfora, e nessuna barrica che possa coprire il profilo varietale. Il team guidato da Mauro Sirri insieme all’enologo Andrea Calisesi ha voluto una lettura limpida dell’uva, per una vinificazione che privilegi la trasparenza del frutto. L’Albana 2026 è stata affinata per 18 mesi solo in acciaio, cemento e bottiglia, una scelta che mantiene freschezza e pulizia aromatica.

Scelte tecniche e rese

Per mantenere coerente il progetto si è adottata una gestione della produzione con rese controllate, inferiori agli 80 quintali per ettaro, come scelta stilistica e qualitativa. L’affinamento esclusivamente in acciaio e cemento per 18 mesi evita l’interferenza di aromi legnosi e misura il contributo reale del suolo e del clone. L’obiettivo non è sorprendere con tecnicismi ma misurare fino a che punto l’Albana di Bertinoro possa esprimersi quando vengono limitate le pratiche enologiche.

Il valore per la Romagna e le prospettive

Il ritorno di interesse verso un bianco autoctono è importante per la Romagna: la regione cerca un compagno di livello per il Sangiovese d’alta gamma che sta crescendo in zone come Modigliana, Predappio, Imola e Faenza. Bron & Ruseval dà un esempio concreto di come un singolo vigneto e un clone specifico possano fornire indicazioni utili per restituire identità al vitigno. A questo proposito, esperti come Giovanni Solaroli sottolineano che il progetto è misurabile: si tratta di un percorso aperto che, con dati di vigna consolidati, potrà dire molto su quanto l’Albana riesca a raccontare il territorio quando la parola viene lasciata al vitigno stesso.

In sostanza, l’iniziativa rappresenta sia una sfida che un modello. Da un lato riafferma la centralità della vigna e del clone nella costruzione dello stile; dall’altro indica come la sobrietà in cantina possa essere una strategia per valorizzare eredità locali spesso trascurate. Per chi visita Bertinoro, la proposta di Mauro Sirri e di Celli Vini è un invito a conoscere un pezzo della Romagna che prova a farsi interprete del proprio terroir in modo diretto e misurabile.

Scritto da Luca Montini

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