Il weekend di Misano si è chiuso nel peggiore dei modi per Pecco Bagnaia. Il pilota torinese, dopo un inizio di stagione promettente, ha dovuto fare i conti con una Desmosedici GP26 che non risponde come dovrebbe. La caduta alla curva 2, mentre lottava per un posto nella top ten ha segnato un altro zero in casella per il campione italiano.
La caduta e le difficoltà tecniche
Durante il post-gara, Bagnaia ha spiegato con trasparenza la dinamica della scivolata: “Ero partito meglio rispetto alla Sprint ed ero in top 10. Quando Francio Morbidelli è sfilato per il long lap, ho provato a seguire Fabio Di Giannantonio che aveva un buon passo. Appena ho tentato di portare più velocità in ingresso alla curva 2, ho perso l’anteriore.”
Il problema principale, tuttavia, risiede nella mancanza di confidenza con il mezzo. “La squadra fa di tutto per aiutarmi, ma purtroppo non mi trovo bene e non capisco perché certe cose non mi vengano più, soprattutto in staccata, in ingresso e in percorrenza di curva”, ha dichiarato Bagnaia. “Bisogna accettare la realtà dei fatti: attualmente il nostro livello è da nono o decimo posto e dobbiamo ripartire da qui.”
La riflessione sul vivaio italiano
Oltre all’analisi della propria prestazione, Bagnaia ha offerto una riflessione ad ampio spettro sulla crisi di risultati dei piloti italiani nei gran premi di casa lungo le varie categorie. “L’Academy si sta impegnando molto e ci sono giovani forti che arriveranno, ma in Italia manca la struttura”, ha spiegato il campione piemontese.
“In Spagna un ragazzino può allenarsi liberamente con moto di cilindrata 600 o 1000 senza le limitazioni di età che abbiamo da noi. Inoltre, girare nei grandi circuiti spagnoli è accessibile ed economico, mentre in Italia è quasi impossibile per i costi elevati. I campionati giovanili spagnoli usano le stesse moto del Mondiale e rappresentano un trampolino di lancio unico: ecco perché anche molti italiani vanno a crescere lì.”
Il confronto con il modello spagnolo
Bagnaia ha sottolineato come il modello spagnolo sia più efficiente nel formare giovani talenti. “I campionati giovanili spagnoli usano le stesse moto del Mondiale e rappresentano un trampolino di lancio unico. Ecco perché anche molti italiani vanno a crescere lì.” Questo divario strutturale rappresenta una sfida significativa per il futuro del motociclismo italiano.
Nonostante le difficoltà, Bagnaia non si arrende. “Continuerò a provarci fino alla fine”, ha dichiarato, guardando già alla prossima gara in Austria. Il suo impegno e la sua determinazione rimangono intatti, nonostante i risultati deludenti.



