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26 Settembre 2026

Guida ai villaggi abbandonati: Valle d’Aosta, Friuli e Sicilia

Esplora i villaggi dimenticati d'Italia, da Barmaz alle montagne valdesi fino ai boschi friulani e alle campagne siciliane.

Guida ai villaggi abbandonati: Valle d’Aosta, Friuli e Sicilia

Gli borghi fantasma italiani sono sparsi come costellazioni dimenticate: tra le vette austere della Valle d’Aosta i boschi silenziosi del Friuli Venezia Giulia e le campagne sole di Sicilia ogni luogo racconta una storia di abbandono, trasformazione e resilienza. Camminare tra case in rovina, muri a secco e tetti crollati non è una semplice escursione fotografica; è un invito a leggere il territorio con occhi attenti, a percepire l’età della pietra e a immaginare le vite che un tempo popolavano quei posti. Questo articolo propone itinerari concreti, indicazioni pratiche e piccoli aneddoti che rendono viva la memoria di questi insediamenti svuotati.

Valle d’Aosta: rovine che guardano la Dora

Il primo punto di partenza è Barmaz frazione di Saint-Denis, accessibile con una breve salita dalla SS26 tra Chambave e Châtillon. Il villaggio, sospeso sul pendio della Dora, mostra case in pietra ancora ben delineate, alcune con la facciata intatta, altre ridotte a scheletri di muratura. Il silenzio qui è di pietra interrotto solo dal fruscio del vento che accarezza le creste. Dopo Barmaz, il percorso prosegue verso Rodoz a 1 064 m di quota, dove le abitazioni abbandonate mantengono la logica della vita di montagna: depositi di legna, passaggi coperti e spazi destinati al pascolo. Entrambi i siti si visitano comodamente in mezza giornata e offrono una panoramica sulla trasformazione agricola della zona.

Il versante della Valle del Lys: Chemp

Scendendo verso la valle del Lys, il villaggio di Chemp (frazione di Perloz) emerge tra boschi di conifere. Le case in pietra, illuminate dal sole di mezzogiorno, evidenziano il contrasto tra luce e ombra, mentre la disposizione compatta degli edifici spiega il motivo dell’abbandono: isolamento e difficoltà di collegamento. Una breve camminata consente di osservare l’architettura rurale tipica della zona, con tetti in ardesia ormai spariti e finestre che scrutano vuoti senza risposta.

Friuli Venezia Giulia: boschi, rocce e silenzi

Nel Friuli, la natura si intreccia con le rovine. Palcoda situata nel comune di Tramonti di Sotto, è raggiungibile con un sentiero impegnativo che attraversa castagni e pietre umide. Le case, in parte inghiottite dalla vegetazione, mostrano ancora la disposizione originale del borgo, ma la natura ha ridisegnato i confini, creando un equilibrio tra architettura e foresta. A pochi chilometri, Tamar offre un’escursione di circa un’ora e mezza: porte senza infisso, muri allineati e terrazze invase dall’erba raccontano la vita di un villaggio abitato fino agli anni ’50, prima di essere abbandonato per motivi economici.

Moggessa di Qua e Moggessa di Là: doppio volto dell’abbandono

Nel territorio di Moggio Udinese, le frazioni di Moggessa di Qua e Moggessa di Là testimoniano gli effetti del terremoto del 1976, che accelerò la fuga delle popolazioni. Alcune abitazioni furono restaurate, altre rimangono in rovina, creando un paesaggio stratificato dove il passato e il presente coesistono. Il cammino richiede una buona preparazione: sentieri scivolosi e la mancanza di segnali rendono l’esperienza più autentica, ma anche più impegnativa.

Sicilia: memorie tra agricoltura e terremoti

Nel sud dell’Italia, la regione siciliana conserva una serie di villaggi abbandonati lungo la strada secondaria tra Francavilla di Sicilia e Novara di Sicilia. I sette insediamenti di Francavilla – tra cui SchisinaSan Giovanni e Pietra Pizzuta – furono realizzati nel dopoguerra per ospitare contadini assegnati alle terre riformate. La mancanza di servizi, le case piccole e l’inefficiente rete viaria portarono a un rapido spopolamento. Oggi, le case in cemento e pietra emergono dalla vegetazione come quaderni lasciati a metà, pronte a raccontare la storia di una riforma agricola fallita.

Gibellina Vecchia: il segno del Belice

Un altro luogo di notevole impatto è Gibellina Vecchia devastata dal terremoto del Belice nel 1968. Le strutture rimaste in piedi testimoniano la forza distruttiva dell’evento e il lungo processo di ricostruzione che ha portato la popolazione a spostarsi in una nuova zona. Camminare tra le rovine permette di percepire il peso della memoria collettiva, mentre la vista sul paesaggio circostante offre un contrasto tra desolazione e rinascita.

In tutti e tre i territori, la cucina locale aggiunge sapore al viaggio: la seupa à la vapelenentse valdostana, la fontina DOP i formaggi friulani e le arancine siciliane sono il filo conduttore che collega passato e presente, ricordando che le comunità, anche quando svanite, hanno lasciato un’eredità gastronomica indelebile.

Autore

Alessandro Tassinari

Alessandro Tassinari, torinese con passaporto pieno di timbri, riscrisse un percorso alpino dopo un incontro al Rifugio Garelli: oggi cura storie di viaggio in chiave narrativa. In redazione predilige longform, sostiene l'attenzione al paesaggio e conserva un taccuino logoro con mappe disegnate a mano.