L’Abruzzo offre scene molteplici: opere ingegneristiche sotterranee, vie erbose percorse per secoli dalle greggi e gole scavate dall’acqua. In questo articolo raccogliamo tre elementi distinti ma complementari che raccontano la regione attraverso tecniche idrauliche romane, antiche rotte pastorali e percorsi naturalistici accessibili.
La lettura incrocia storia e natura: dal canale scavato per il Lago Fucino al vasto tracciato del Tratturo Magno, fino alle Gole di San Venanzio, dove emergono vestigia romane a contatto con paesaggi selvaggi. Ogni tappa conserva segni tangibili di scelte umane che hanno trasformato l’ambiente.
Il canale romano sotto il Lago Fucino: un’impresa ingegneristica
Nel cuore dell’Abruzzo esiste un complesso ipogeo progettato per gestire le acque del Lago Fucino. Tra il 41 e il 52 d.C. l’imperatore Claudio avviò lo scavo di un sistema di canali e pozzi che attraversavano la montagna per convogliare l’acqua verso il fiume Liri. L’opera includeva una galleria principale di poco oltre i sei chilometri, che per secoli fu considerata il tunnel più lungo del mondo fino alla costruzione del traforo del Fréjus nel 1871.
Perché fu realizzato il progetto
Il Lago Fucino, privo di uno sbocco naturale, creava problemi sanitari e idraulici: acque stagnanti favorivano la malaria e le esondazioni mettevano a rischio insediamenti e coltivazioni. La risposta romana fu radicale: drenare parzialmente il bacino mediante un complesso di gallerie e pozzi scavati quasi interamente a mano da schiavi e operai. Dopo il declino dell’Impero la mancata manutenzione e i terremoti ridussero l’efficacia del sistema, e il lago tornò a riempirsi fino al prosciugamento definitivo avvenuto solo nel 1878.
Cosa resta oggi
Oggi parte dell’area è inserita in un parco archeologico visitabile: i resti delle strutture sotterranee e i pozzi di aerazione offrono l’opportunità di comprendere tecniche idrauliche antiche e il rapporto tra paesaggio e ingegneria. Il canale rappresenta un esempio di come gli antichi affrontassero problemi ambientali sfruttando soluzioni complesse e durature.
Il Tratturo Magno: l’autostrada d’erba della transumanza
Il Tratturo Magno è la più lunga delle vie di transumanza che collegano L’Aquila a Foggia, estendendosi per circa 244 chilometri con una larghezza caratteristica di circa 111 metri: una vera e propria fascia erbosa che ha guidato per secoli il passaggio stagionale delle greggi.
Nel segmento iniziale da L’Aquila a Forca di Penne, il tracciato offre un concentrato di paesaggi: altipiani, rovine romane e borghi compatti. Questo tratto è lungo circa 44 chilometri e viene spesso percorso in tre giorni a piedi o in tempi ridotti con bici gravel o a cavallo, a seconda delle varianti scelte.
Tappe e luoghi di interesse
Lungo il percorso emergono siti come Peltuinum, con resti di teatro e mura romane, e altipiani dove la presenza pastorale è ancora leggibile nei campi. Il Passo di Forca di Penne regala ampie vedute sul Gran Sasso e funge da balconata verso le prime colline che scendono verso l’Adriatico. La rotta unisce aree protette, habitat appenninici e centri storici dove la memoria della transumanza è viva in feste e toponimi.
Consigli pratici
La finestra ideale per affrontare il tratto aquilano va da aprile a giugno e da settembre a ottobre, quando i prati sono verdi e le temperature miti. In estate, sulla parte bassa del tracciato, è necessario partire all’alba e portare acqua e protezione solare. Le varianti su strade statali permettono l’uso di bici trekking, mentre i maneggi locali offrono percorsi per chi sceglie il cavallo.
Le Gole di San Venanzio e i segni della storia sulla roccia
Le Gole di San Venanzio, nella Valle Peligna, sono un canyon accessibile tramite sentieri che costeggiano il fiume Aterno. Il percorso combina aspetti naturalistici e culturali: si passa da cascate e antichi mulini fino a scoprire un canale romano scavato nella roccia, noto come canale delle Uccole, esteso per quasi 4 km e caratterizzato da 134 pozzi di aerazione.
Il sentiero conduce inoltre all’Eremo di San Venanzio, una costruzione medievale collocata sulla gola che domina il paesaggio. Lungo il cammino sono visibili edicole sacre e tracce di leggende locali che testimoniano la continuità di fede e pratiche popolari nel territorio.
Esperienza di visita
Il percorso è adatto a escursionisti in forma: i tratti presentano saliscendi e gradoni rocciosi ma non richiedono passaggi tecnici estremi. Per chi ha mobilità ridotta sono previste alcune soluzioni di accessibilità verso i punti principali. La sosta alle cascate dell’Aterno è ideale per fotografie e pause contemplative, mentre l’attraversamento delle pareti rocciose regala scorci sulla storia romana incisa nella pietra.
