Il Passo Manghen è uno dei tratti più suggestivi e impegnativi del Trentino orientale per i motociclisti. Con i suoi 2.000 metri di dislivello, boschi fitti, rampe di salita e una carreggiata che non concede pause, la strada rimane impressa nella memoria di chi la percorre. La prima esperienza dal versante della Val Calamento permette di capire subito perché ciclisti e piloti lo rispettino al punto di vista tecnico e scenografico.
Da Borgo Valsugana a Castello-Molina di Fiemme: il percorso principale
La provinciale SP 31 collega la Valsugana alla Val di Fiemme, attraversando il cuore del Lagorai. Partendo da Borgo Valsugana e da Telve, la salita si estende per circa 23 chilometri con una pendenza media del 7 %. I primi chilometri si snodano tra boschi di conifere, ma l’intensità aumenta man mano che si avvicina la quota di 2.047 metri. Gli ultimi sette chilometri rappresentano il tratto più duro: la pendenza sale a una media del 9,5 % e tocca picchi del 15 % rendendo indispensabile una gestione accurata della marcia e della frenata.
Le curve e i tornanti più impegnativi
Il versante presenta numerosi tornanti serrati, in particolare nella sezione finale dove la strada si avvita su acciaie rocciose. L’assenza di ampi piazzali panoramici fa sì che il motociclista debba mantenere costante la concentrazione, scegliendo linee di traiettoria pulite per evitare sorprese. Il numero di tornanti varia a seconda del lato; dal versante di Molina ne conta circa 13 tutti caratterizzati da angoli stretti e visibilità ridotta.
Versante di Molina di Fiemme: la via più breve ma non meno impegnativa
Scendendo verso Molina di Fiemme la distanza si riduce a circa 16 chilometri. La parte bassa del percorso è relativamente scorrevole, ma appena si entra nel tratto boschivo la strada si fa più tortuosa, con curve che sembrano non dare tregua. La pendenza resta comunque consistente, e la mancanza di ampie vedute rende fondamentale la capacità di leggere anticipatamente i cambi di pendenza.
Paesaggi e ambiente naturale
Nel passaggio dal fondo al monte, il paesaggio muta radicalmente: si parte da prati e boschi di abeti per arrivare a pascoli alpini, rocce porfiriche scure e piccoli specchi d’acqua. La zona è quasi priva di strutture turistiche, il che accentua il senso di isolamento tipico del Lagorai. Alla sommità, a quota 2.047 m, si trova una baita stagionale accanto a un piccolo laghetto, punto di sosta molto apprezzato da chi completa la salita.
La SP 31 è chiusa nei mesi invernali, specialmente nel tratto tra Val Trighetta e Ponte Stue. Prima di partire è consigliabile verificare lo stato della viabilità provinciale: neve tardiva, frane o lavori in corso possono rendere il passo inaccessibile anche fuori stagione. L’estate – in particolare il mese di agosto – offre le condizioni più stabili, ma a quota elevata il meteo può cambiare rapidamente: acquitrini dopo temporali, temperature in calo improvviso e scarsa aderenza nei tratti ombreggiati.
Nel caso di perdita di segnale telefonico, è prudente dotarsi di una mappa cartacea o di un dispositivo GPS dedicato. Inoltre, la presenza di foglie, aghi e detriti lungo i bordi richiede frenate anticipate e una guida difensiva, soprattutto nei tornanti più stretti. Rispetta sempre ciclisti, escursionisti e animali al pascolo, mantenendo una velocità adeguata alle curve e alle condizioni del manto stradale.
Il Passo Manghen si presta perfettamente a un itinerario di un giorno che collega Valsugana e Val di Fiemme, con la possibilità di proseguire verso Cavalese e ritornare a Trento senza ripercorrere lo stesso tracciato.



