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18 Ottobre 2026

Scopri il villaggio dove Dante immaginò la cascata dell’Inferno

Portico e San Benedetto custodiscono la leggenda dell’Acquacheta dantesca tra boschi e sentieri.

Scopri il villaggio dove Dante immaginò la cascata dell’Inferno

Nel cuore dell’Emilia-Romagna tra le pieghe verdi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sorge un piccolo comune diffuso che unisce due anime: Portico di Romagna e San Benedetto in Alpe. Il territorio è attraversato da un corso d’acqua noto come fiume di Dante il Montone che scandisce il paesaggio con un ritmo quasi poetico. Qui la natura si intreccia con la storia, creando un’atmosfera da fiaba dove i viaggiatori possono perdersi tra sentieri ombrosi e antichi ponti di pietra.

Il legame più celebre con questo angolo è fornito da Dante Alighieri che, durante l’esilio, trovò ispirazione per la celebre cascata dell’Inferno descritta nella Divina Commedia. L’Acquacheta la fastidiosa gola d’acqua, è citata nel Canto XXXIII dell’Inferno, dove il poeta descrive il rombo delle acque come simbolo di torbida disperazione. Ancora oggi, ogni sentiero e ogni ponte riverbera di quel ricovero letterario, facendo di ogni passo una piccola immersione nella poesia dantesca.

Un paesaggio che ha ispirato l’Inferno di Dante

Le rive del Montone hanno accompagnato Dante nei suoi lunghi vagabondaggi. Il fiume, noto nella tradizione popolare come “fiume di Dante”, scorre impetuoso tra le valli, ricordando il tumulto interiore del poeta. La sua voce è narrata tra le fronde dei boschi di faggio e castagno, mentre l’acqua bussa sulle pietre, creando quel suono che Dante trascrisse in versi eterni. La Acquacheta infatti, non è solo una cascata: è il simbolo della forza inarrestabile della natura, che il sommo poeta volle trasformare in metafora del peccato e della redenzione.

Il fiume Montone: il fiume di Dante

Il Montone nasce nei pressi di Portico di Romagna e, dopo un percorso sinuoso, si dipana verso il cuore dell’Appennino toscoromagnolo. Lungo le sue sponde è possibile percorrere sentieri adatti sia agli escursionisti che ai motociclisti, con punti panoramici che offrono vedute spettacolari sul Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Le acque cristalline, soprattutto in primavera, riflettono la luce creando giochi di colore che hanno affascinato generazioni di viaggiatori.

Percorso su due ruote: dall’alba alla sera

Per gli amanti della moto, Portico e San Benedetto rappresentano la meta ideale per una gita di un giorno. Partendo dalle vie di Portico di Romagna è possibile imboccare strade secondarie che attraversano boschi di faggio, dove il profumo del legno bagnato avvolge il pilota. Il tragitto prosegue verso l’alto, sostenuto da curve morbide che regalano una sensazione di libertà assoluta, mentre lo sfondo delle cime dell’Appennino si staglia all’orizzonte.

Partenza da Portico di Romagna e visita a San Benedetto in Alpe

Il punto di partenza consigliato è il centro storico di Portico di Romagna dove le strade acciottolate conducono a uno dei più bei ponti medievali sul Montone. Da qui, si segue la strada verso San Benedetto in Alpe attraversando il cuore verde del parco. Il tragitto offre pause panoramiche, perfette per scattare foto del paesaggio e per respirare l’aria pulita della montagna.

Scoperta dell’Acquacheta e ritorno tra antichi ponti

Giunti a San Benedetto in Alpe la meta è la spettacolare Acquacheta. Il salto d’acqua, alto oltre 10 metri, cade con la potenza descritta da Dante, creando una cortina d’argento che incanta tutti i sensi. Una sosta qui permette di ascoltare il ruggito dell’acqua, proprio come il poeta lo fece secoli fa. Dopo la visita, si può riprendere la moto e tornare a Portico di Romagna attraversando altri ponti gotici, che con la loro architettura raccontano storie di secoli passati, prima di concludere l’avventura con una piacevole sosta in un agriturismo locale, dove degustare prodotti tipici della tradizione emiliana.

Autore

Alessandro Tassinari

Alessandro Tassinari, torinese con passaporto pieno di timbri, riscrisse un percorso alpino dopo un incontro al Rifugio Garelli: oggi cura storie di viaggio in chiave narrativa. In redazione predilige longform, sostiene l'attenzione al paesaggio e conserva un taccuino logoro con mappe disegnate a mano.