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4 Agosto 2026

Dalla gloria di Coppi al declino attuale: l’allarme per il ciclismo italiano

Il ciclismo italiano vive una profonda crisi, con vittorie rare e tesserati in calo. Scopriamo i motivi e le possibili soluzioni.

Dalla gloria di Coppi al declino attuale: l'allarme per il ciclismo italiano

Il ciclismo italiano, un tempo orgoglio nazionale con campioni come Fausto Coppi e Gino Bartali oggi vive una crisi profonda. Le vittorie sono rare, i tesserati diminuiscono e le squadre faticano a competere a livello internazionale. Ma cosa è successo?

Nel 2026, il Giro d’Italia ha visto per la prima volta in 109 edizioni l’assenza di un azzurro nei primi sette della classifica generale. Al Tour de France i nostri atleti sono stati dei fantasmi, con il miglior piazzamento a oltre un’ora dal vincitore. Anche nelle corse in linea, i risultati sono stati deludenti, con solo due vittorie in quattro anni.

La diminuzione dei tesserati e il problema delle società locali

Un primo elemento di analisi è la riduzione del numero di praticanti. Al 2 agosto 2026, la Federciclismo contava 92.098 tesserati, diecimila in meno rispetto a quattro anni fa. L’anomalia incredibile del ciclismo rispetto agli altri grandi sport olimpici italiani è che oltre un terzo dei tesserati lo è nel ruolo di dirigente, tecnico, giudice e un altro 40% come amatore, ovvero dopolavorista in genere ultraquarantenne.

Se i giovanissimi (bambini tra i 6 e i 12 anni, in attività pre-ciclistica) sono circa 15 mila (-20% rispetto al 2026), gli esordienti (la prima categoria veramente agonistica, dai 13 anni) crollano a circa tremila, un numero irrisorio in una nazione di 56 milioni di abitanti: per ogni 14/15enne attivo ci sono dieci tesserati dirigenti.

Quattro ragazzi e ragazze su cinque lasciano il ciclismo dopo i 12 anni perché troppo costoso, pericoloso ma soprattutto perché in tantissime zone d’Italia non ci sono società che possano sostenerli o gare a cui partecipare: la federazione è assente. O emigri o smetti, insomma, ma mentre un tempo i percorsi di emigrazione erano consolidati (come quello di Vincenzo Nibali e di altri suoi connazionali, dalla Sicilia alla Toscana) adesso le squadre dilettantistiche giovanili sono al collasso.

Il confronto con le altre nazioni e il problema delle squadre professionistiche

In Italia da oltre dieci anni non è presente un team professionistico nel World Tour la serie A mondiale, l’unica che garantisce l’invito a tutte le grandi corse con conseguente enorme visibilità per gli sponsor. I nostri tre team Professional (una serie B internazionale) sono Polti Visit MaltaBardiani Csf e Solution Tech. Tutti e tre galleggiano tra il 25° e il 30° posto del ranking mondiale, guardando con preoccupazione a quel 31° che condanna alla retrocessione in Serie C (team Continental) che di fatto significa dilettantismo.

Budget modesti, atleti di secondo piano, gestioni familiari e un vagabondare per il pianeta a caccia di corse modeste per raccattare punti li condannano alla mediocrità: in questi giorni la Solution Tech e la Bardiani gareggiano ai piedi dell’Himalaya, in una prova super dilettantistica, fatica immane per raggranellare una manciata di punti.

Una recente pesante condanna ad alcuni dirigenti da parte del Tribunale della Federciclismo (c’è un processo penale in corso in Toscana) ha mostrato come il fenomeno «Paga per Correre» (atleti che si pagano lo stipendio o ne restituiscono una parte in nero al datore di lavoro, vero cancro del sistema professionistico) è ancora presente e diffuso.

La gestione della Federciclismo e il caso Renazzo

L’altro problema italiano è la gestione della Federciclismo da quasi cinque anni presieduta dall’imprenditore lombardo Cordiano Dagnoni. Alle elezioni Dagnoni ha battuto per due volte l’ex campione olimpico della pista Silvio Martinello in sessioni di voto con polemiche durissime dovute anche a un meccanismo elettorale anomalo, che – a differenza da quello dell’atletica leggera, ad esempio – esclude dal voto le oltre tremila società di base che rappresentano le esigenze del territorio e delega la scelta in modo del tutto arbitrario a rappresentati provinciali e regionali che non hanno obbligo di dichiarare ai tesserati il loro orientamento di voto.

Dopo una feroce battaglia a colpi di comunicati stampa, la Federciclismo ha appena commissariato (il provvedimento è contestato sul piano giuridico ma tutt’ora in forza) la Lega Ciclismo che gestisce l’attività professionistica. Rispetto agli altri sport dove questa esiste (calcio, basket…) nel ciclismo l’ordinamento della Lega è legato ad accordi vecchissimi e discutibili sui quali hanno pr.

Tuttavia, non tutto è perduto. A Renazzo una frazione di Cento il ciclismo giovanile continua a vivere. Domenica 2 agosto, la frazione si è trasformata nel teatro della tradizionale gara ciclistica dedicata alla categoria Giovanissimi valida per il “Trofeo Pizzeria Il Mascalzone”. Oltre ottanta giovani atleti hanno partecipato, provenienti da dodici società sportive delle province di FerraraBologna e Modena.

L’evento, promosso sotto l’egida della Federciclismo e con il patrocinio del Comune di Cento ha visto la partecipazione di Davide Balboni renazzese doc ed ex corridore plurivittorioso, oggi Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Juniores (maschile e femminile) forte di due titoli mondiali conquistati, ed ex presidente regionale Federciclismo per due mandati consecutivi.

La riuscita della manifestazione è stata resa possibile anche dal prezioso supporto delle famiglie dei giovani atleti, sempre in prima linea nell’aiuto logistico, dalla Polizia Locale di Cento per la puntuale gestione della viabilità e il monitoraggio del percorso, e dall’Amministrazione Comunale, da sempre vicina e sensibile alle iniziative dedicate allo sport giovanile.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.