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13 Settembre 2026

Chioggia e i borghi di pescatori: cosa vedere a settembre nella laguna veneta

Un viaggio nella laguna veneta, tra Chioggia e i suoi borghi di pescatori, per scoprire l'anima autentica della laguna, lontano dalle rotte turistiche più battute

Chioggia e i borghi di pescatori: cosa vedere a settembre nella laguna veneta

La laguna veneta si trasforma a settembre: l’aria salmastra diventa più fresca, i ponti di pietra riflettono una luce più nitida e i canali sembrano respirare con calma. È il momento perfetto per esplorare questa terra d’acqua con un ritmo più lento, lontano dalla frenesia estiva e dalle mete più conosciute.

Chi cerca un’alternativa a Venezia troverà nei borghi di pescatori del Veneto un’esperienza più autentica: barche da lavoro, mercati vivaci, facciate segnate dal vento e un’idea di viaggio che somiglia a una passeggiata ben fatta.

Chioggia: la piccola Venezia che lavora davvero

Chioggia è la destinazione ideale per chi vuole scoprire il Veneto oltre Venezia. Questa città marinara, con la sua struttura urbana facilmente esplorabile a piedi, offre un centro storico attraversato dai canali dove la vita del pescato non è una scenografia, ma un’attività reale.

Il cuore di Chioggia si muove tra il Corso del Popolo, il Canal Vena e una serie di ponti che incrociano l’acqua come in una mappa disegnata per essere percorsa senza fretta. Il Canale Vena è il tratto più piacevole da percorrere, soprattutto al mattino, quando i negozi aprono e i colori delle facciate sono ancora netti.

Il mercato del pesce fresco

Una delle soste più interessanti è il mercato del pesce fresco, vicino a Canal Vena e a Palazzo Granaio. Qui, le postazioni dei pescivendoli, i prodotti del giorno e il passaggio continuo di residenti e visitatori creano una scena concreta, utile per chi viaggia con attenzione alle tradizioni locali.

Accanto al mercato, la torre dell’orologio astronomico di Sant’Andrea è un dettaglio che sposta la visita dalla semplice passeggiata all’osservazione storica. La torre, legata al complesso della chiesa di Sant’Andrea, è uno dei riferimenti più noti del centro e dà a Chioggia un profilo riconoscibile.

Pellestrina e i centri minori della laguna

Se l’obiettivo è allontanarsi dalle code e dalle immagini più note della città lagunare, Pellestrina è una tappa da considerare. Questa isola sottile e lunga è segnata dal rapporto con la barriera lagunare e con il mare aperto. Qui il paesaggio cambia tono: meno monumentalità, più quotidianità.

Anche i centri minori della laguna veneta hanno un interesse preciso per chi pratica micro-travel e viaggi fuori stagione. Permettono di restare in una dimensione concreta, con tempi brevi di visita ma contenuti solidi. Non serve una lista lunga di attrazioni. Bastano il molo, il mercato, una trattoria semplice, una chiesa, un argine.

Il valore di questi luoghi non è nell’effetto cartolina, ma nella continuità della vita quotidiana: il pesce arriva, viene venduto, la gente si saluta, il canale resta parte del lavoro. È questo che si dovrebbe cercare quando si visita la laguna.

Il Cason da Sandro: un ristorante su una palafitta nella laguna

Per arrivare al Cason da Sandro bisogna lasciare Chioggia o Pellestrina e salpare: la navigazione in laguna è un’esperienza da fare, anche in una giornata fredda e nebbiosa. La palafitta compare in mezzo all’acqua, in una posizione di precaria bellezza. Ma il vecchio casone da pesca è ben più di un affascinante luogo di ristorazione isolato: qui si incontrano il tentativo di costruire un modello diverso di ittiturismo e l’idea di una possibile evoluzione per il comparto della pesca, sottoposto a difficoltà sempre maggiori.

Il progetto nasce da Blu Oltremare, cooperativa associata a Legacoop Veneto e presieduta da Piero Ciampi. Attorno alla struttura si sviluppano l’allevamento dell’Ostrica del Doge e, più di recente, quello delle cozze. Le ostriche crescono in sospensione, dentro ceste che vengono girate regolarmente: il movimento pulisce i gusci, irrobustisce il mollusco e ne regola la forma.

La presenza di Legacoop Veneto non è soltanto istituzionale. Il Cason rientra in una riflessione più ampia sul turismo cooperativo e sulla diversificazione delle attività della pesca, settore costretto ad affrontare temperature in aumento, morie, specie invasive, minore prevedibilità del pescato e scarso ricambio generazionale.

In questo ambito si inserisce Tocia! Cucina e Comunità, collettivo veneziano nato su iniziativa di Marco Bravetti. La cucina si discosta dalle prevedibili aspettative lagunari: il pesce arriva in quantità limitate e vengono privilegiate specie povere e prodotti poco commerciali. Il percorso inizia con l’ostrica di qui, soda e carnosa, con un attacco dolce e un finale sapido.

Le prime portate arrivano al centro del tavolo e sono pensate per la condivisione: è il modo più immediato per rompere le distanze fra commensali. I cuochi e le cuoche di Tocia! propongono uno sguardo alternativo: Noi andiamo a esplorare, provando a valorizzare tante cose che in Laguna ci sono sempre state, come alghe, piante alofite e alcune varietà vegetali.

La disponibilità non continuativa delle materie prime, l’assenza di un impianto di cucina convenzionale e gli evidenti limiti logistici non sono ostacoli: questa cosa del limite per noi veramente si rovescia sempre nel diventare un’opportunità. I piatti cambiano sulla base di ciò che è disponibile; in questo modo il Cason funziona anche come laboratorio.

Riservata a non più di venticinque ospiti, l’esperienza costa 120 euro a persona e comprende il percorso gastronomico, il racconto dei prodotti e la spiegazione dell’allevamento. Il trasporto in barca, se non si arriva in autonomia, costa 30 euro in più.

Le sfide degli allevamenti nella laguna di Chioggia

Una nuova situazione di allarme sta colpendo gli allevamenti della laguna di Chioggia. Le temperature elevate e la scarsa circolazione dell’acqua hanno creato condizioni particolarmente difficili per la sopravvivenza dei molluschi. Gli operatori descrivono uno scenario drammatico, che non riguarda soltanto il raccolto attuale, ma rischia di compromettere anche il futuro di aziende tramandate da generazioni.

La situazione più delicata è stata segnalata nella laguna sud di Chioggia e, in particolare, a Sacca Toro. In questa zona le acque poco profonde e il limitato ricambio idrico favoriscono il rapido aumento delle temperature, alterando il fragile equilibrio necessario alla crescita delle vongole veraci.

Per organismi come le vongole, che vivono in stretto contatto con il fondale e non possono spostarsi rapidamente verso aree più favorevoli, la riduzione dell’ossigeno può risultare letale. Quando gli addetti liberano le concessioni dalle alghe, al posto di molluschi pronti a crescere trovano numerosi gusci vuoti e vongole morte.

Anche gli esemplari sopravvissuti mostrano difficoltà nello sviluppo, così i tempi di crescita più lunghi e le rese inferiori compromettono la redditività e aumentano i costi sostenuti dalle imprese. A complicare ulteriormente la situazione contribuisce il granchio blu, specie invasiva ormai diffusa nell’Alto Adriatico. Il suo impatto sul Delta del Po ha provocato negli ultimi anni conseguenze economiche particolarmente pesanti.

Le testimonianze raccolte restituiscono la dimensione della crisi per gli allevamenti di cozze e vongole. Un allevatore di Sacca Toro ha spiegato: Aspettiamo il freddo, che l’acqua si raffreddi e che vengano completati gli scavi dei canali. L’acqua deve tornare a scorrere. Sono parole che individuano due urgenze. Da una parte è necessario un abbassamento delle temperature, dall’altra servono interventi capaci di migliorare stabilmente il ricambio idrico.

Autore

Alessandro Tassinari

Alessandro Tassinari, torinese con passaporto pieno di timbri, riscrisse un percorso alpino dopo un incontro al Rifugio Garelli: oggi cura storie di viaggio in chiave narrativa. In redazione predilige longform, sostiene l'attenzione al paesaggio e conserva un taccuino logoro con mappe disegnate a mano.