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4 Novembre 2026

Viaggio in moto verso le spettacolari Gole di Gorropu, cuore del Supramonte

Un viaggio in moto tra le curve del Supramonte, la gola più profonda d'Italia e i sapori autentici della Barbagia.

Viaggio in moto verso le spettacolari Gole di Gorropu, cuore del Supramonte

Il Supramonte sardo, con le sue creste di pietra calcarea e le vallate incastonate, si rivela un vero paradiso per chi ama viaggiare su due ruote. Percorrere le strade interne dell’isola significa affrontare curve serrate, panorami che si aprono sull’orizzonte marino e fermarsi nei piccoli borghi dove il tempo sembra essersi fermato.

Tra le mete più suggestive spicca la Gola di Gorropu, riconosciuta come il canyon più profondo d’Italia. Un percorso che parte da Cala Gonone, si snoda lungo la Statale 125 Orientale Sarda e culmina davanti alle pareti verticali di oltre cinquecento metri, regalando un’esperienza di avventura e scoperta senza eguali.

Il percorso su due ruote: da Cala Gonone alle Gole di Gorropu

Partenza da Cala Gonone e i primi tornanti della SP26

Il viaggio prende il via dalle acque turchesi di Cala Gonone, dove l’asfalto della SP26 si affaccia subito su una galleria scavata nella roccia. I primi tornanti, stretti e veloci, mettono subito alla prova la tenuta della moto, ma regalano anche una vista spettacolare sulla costa orientale. Dopo aver lasciato il mare alle spalle, la strada sale delicatamente, attraversando la macchia mediterranea e aprendo il paesaggio verso le colline interne.

Il tratto sulla Statale 125 e il valico di Genna Silana

Giunti a Dorgali, il percorso si collega alla famosa Statale 125, una delle arterie più amate dai motociclisti europei. La strada si inerpica verso il valico di Genna Silana, superando il chilometro di quota che supera i mille metri. Dall’alto si può ammirare la valle del rio Flumineddu, un fiume che ha modellato la gola nel corso di millenni. La discesa successiva, verso Urzulei, è caratterizzata da curve ampie e fluide, perfette per chi desidera sentirsi libero sulla sella.

Scoprire la gola: natura, storia e leggende

Geologia, flora e fauna della Gola di Gorropu

Le pareti verticali della gola, alte quasi cinquecento metri, nascono da un processo di erosione iniziato nel Giurassico e proseguito nel Cretaceo, quando la zona era ancora coperta da un mare poco profondo. L’acqua del Rio Flumineddu, durante le piene, scava la roccia calcarea creando il canyon più profondo d’Italia. L’ambiente isolato ospita specie rare, tra cui l’aquilegia nuragica, una pianta endemica, e animali selvatici come l’aquila reale, i mufloni, i martori e il tritone sardo.

Tracce umane e racconti popolari del canyon

Intorno alla gola si trovano testimonianze di presenza umana che risalgono a secoli fa: nuraghi e strutture difensive indicano che il territorio aveva un ruolo strategico per le antiche comunità dell’isola. La tradizione orale della Barbagia conserva però anche leggende più misteriose: si narra della “mamma di Gorropu”, una creatura temuta, e dei “drullios”, esseri soprannaturali che, nelle notti di tempesta, uscivano dal canyon per rapire viandanti e animali.

Tradizione gastronomica della Barbagia lungo il percorso

Al termine della giornata in sella, le trattorie dell’entroterra accolgono i viaggiatori con i profumi della cucina barbagina. Si inizia con il pane carasau, sottile e croccante, accompagnato da culurgiones ripieni di patate e menta fresca. Il piatto forte è il porceddu, maialino arrosto allo spiedo aromatizzato con rametti di mirto selvatico. Per chiudere in dolcezza, si serve una seada calda col formaggio e miele di corbezzolo, accompagnata da un calice di Cannonau, il vino rosso più tipico della zona. Questi sapori completano l’esperienza, unendo asfalto e natura in un ricordo indelebile.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.