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19 Agosto 2026

Codici rossi a Venezia: la procura affronta l’emergenza violenza con nuove strategie

La procura di Venezia affronta una crisi senza precedenti con un aumento record di codici rossi. Scopri le nuove misure adottate e i casi limite che mettono in luce le criticità del sistema.

Codici rossi a Venezia: la procura affronta l'emergenza violenza con nuove strategie

Venezia si trova al centro di una crisi senza precedenti, con un aumento esponenziale dei codici rossi legati alla violenza di genere. Nel solo weekend del 17-18 agosto 2026, sono stati registrati 24 nuovi casi, un numero che riflette una tendenza preoccupante. La procura di Venezia, già sotto pressione per la gestione di reati complessi a livello distrettuale, sta cercando di fare fronte a questa emergenza con nuove strategie e risorse.

Un sistema sotto stress

La procura di Venezia è una delle più impegnate d’Italia, con un carico di lavoro che supera di gran lunga le capacità operative. Ogni turno dedicato ai codici rossi accumula tra le 50 e le 70 segnalazioni, una media di dieci al giorno. Nel 2026, nel distretto veneto, si sono contati oltre 2.100 episodi di violenza di genere, e i numeri del 2026 sono già in aumento. La procuratrice vicaria Barbara Sargenti ha sottolineato che la prevenzione è fondamentale, ma non basta affidarsi esclusivamente a misure amministrative.

Nuove risorse e riorganizzazione

Per affrontare questa emergenza, la procura sta istituendo una nuova task-force di supporto, composta da funzionari e polizia giudiziaria. Questa squadra avrà il compito di rafforzare il personale di segreteria di ciascun pubblico ministero, aiutando a gestire un carico di lavoro sempre più impressionante. Il nuovo sistema, organizzato dal pubblico ministero Giovanni Zorzi, dovrebbe entrare in funzione a settembre. Tuttavia, nonostante questi sforzi, la coperta resta corta e l’onda dei fascicoli non sembra destinata a calare.

Casi limite e violazioni

I limiti di un approccio esclusivamente repressivo emergono quando si scoprono casi limite e violazioni estreme. Ad esempio, all’indomani del Redentore, è emersa la vicenda di una donna che aveva sporto querela contro il padre dei suoi figli, maltrattata almeno dal 2019. Il tribunale aveva imposto all’uomo di restare a distanza, 500 metri certificati grazie a un braccialetto elettronico. Tuttavia, negli ultimi nove mesi, l’ordine del giudice era stato violato più e più volte, con la coppia che si incontrava al parco e trascorreva assieme la notte. Le ripetute infrazioni hanno portato al carcere per lui e a un’accusa di concorso per lei, che lasciava appositamente a casa il dispositivo di controllo.

La necessità di una rete territoriale

Barbara Sargenti ha ribadito che la prevenzione più efficace è quella della rete territoriale. Una intera rete sociale, che include famiglie, amici, centri antiviolenza e centri di recupero per uomini che abusano, contribuisce a contrastare questo fenomeno. Ritenere che sia possibile sbilanciare la prevenzione sul procedimento giudiziario, probabilmente non centra l’obiettivo. La procuratrice ha anche sottolineato che intervenire a monte, piuttosto che a valle, è fondamentale per ridurre i casi di recidiva.

La situazione a Venezia è complessa e richiede un approccio integrato. Mentre la procura continua a lottare per gestire il carico di lavoro, è chiaro che servono misure più efficaci e una maggiore consapevolezza da parte della società per contrastare la violenza di genere.

Autore

Alessandro Tassinari

Alessandro Tassinari, torinese con passaporto pieno di timbri, riscrisse un percorso alpino dopo un incontro al Rifugio Garelli: oggi cura storie di viaggio in chiave narrativa. In redazione predilige longform, sostiene l'attenzione al paesaggio e conserva un taccuino logoro con mappe disegnate a mano.