Venezia si trova al centro di una crisi senza precedenti, con un aumento esponenziale dei codici rossi legati alla violenza di genere. Nel solo weekend del 17-18 agosto 2026, sono stati registrati 24 nuovi casi, un numero che riflette una tendenza preoccupante. La procura di Venezia, già sotto pressione per la gestione di reati complessi a livello distrettuale, sta cercando di fare fronte a questa emergenza con nuove strategie e risorse.
Un sistema sotto stress
La procura di Venezia è una delle più impegnate d’Italia, con un carico di lavoro che supera di gran lunga le capacità operative. Ogni turno dedicato ai codici rossi accumula tra le 50 e le 70 segnalazioni, una media di dieci al giorno. Nel 2026, nel distretto veneto, si sono contati oltre 2.100 episodi di violenza di genere, e i numeri del 2026 sono già in aumento. La procuratrice vicaria Barbara Sargenti ha sottolineato che la prevenzione è fondamentale, ma non basta affidarsi esclusivamente a misure amministrative.
Nuove risorse e riorganizzazione
Per affrontare questa emergenza, la procura sta istituendo una nuova task-force di supporto, composta da funzionari e polizia giudiziaria. Questa squadra avrà il compito di rafforzare il personale di segreteria di ciascun pubblico ministero, aiutando a gestire un carico di lavoro sempre più impressionante. Il nuovo sistema, organizzato dal pubblico ministero Giovanni Zorzi, dovrebbe entrare in funzione a settembre. Tuttavia, nonostante questi sforzi, la coperta resta corta e l’onda dei fascicoli non sembra destinata a calare.
Casi limite e violazioni
I limiti di un approccio esclusivamente repressivo emergono quando si scoprono casi limite e violazioni estreme. Ad esempio, all’indomani del Redentore, è emersa la vicenda di una donna che aveva sporto querela contro il padre dei suoi figli, maltrattata almeno dal 2019. Il tribunale aveva imposto all’uomo di restare a distanza, 500 metri certificati grazie a un braccialetto elettronico. Tuttavia, negli ultimi nove mesi, l’ordine del giudice era stato violato più e più volte, con la coppia che si incontrava al parco e trascorreva assieme la notte. Le ripetute infrazioni hanno portato al carcere per lui e a un’accusa di concorso per lei, che lasciava appositamente a casa il dispositivo di controllo.
La necessità di una rete territoriale
Barbara Sargenti ha ribadito che la prevenzione più efficace è quella della rete territoriale. Una intera rete sociale, che include famiglie, amici, centri antiviolenza e centri di recupero per uomini che abusano, contribuisce a contrastare questo fenomeno. Ritenere che sia possibile sbilanciare la prevenzione sul procedimento giudiziario, probabilmente non centra l’obiettivo. La procuratrice ha anche sottolineato che intervenire a monte, piuttosto che a valle, è fondamentale per ridurre i casi di recidiva.
La situazione a Venezia è complessa e richiede un approccio integrato. Mentre la procura continua a lottare per gestire il carico di lavoro, è chiaro che servono misure più efficaci e una maggiore consapevolezza da parte della società per contrastare la violenza di genere.



