Leonardo e i musei: un percorso guidato dall’intelligenza artificiale

Se Leonardo da Vinci entrasse in un museo contemporaneo userebbe lo smartphone e l'intelligenza artificiale per porre domande e approfondire i dettagli delle opere

Oggi molti visitatori trascorrono pochissimo tempo davanti a ogni opera, spesso appena il tempo per una fotografia: statistiche indicano meno di 33 secondi per pezzo. In occasione della Giornata mondiale dell’arte, celebrata il 15 aprile, la domanda su come un genio del Rinascimento come Leonardo da Vinci affronterebbe una visita museale apre a una riflessione sui comportamenti culturali contemporanei e sulle opportunità offerte dal digitale.

Immaginare Leonardo catapultato nel presente significa pensarlo non come un semplice osservatore, ma come un indagatore in azione: uno che appoggerebbe lo sguardo sugli aspetti tecnici e chiederebbe spiegazioni, formule e contesti. In questo scenario la intelligenza artificiale diventa l’interlocutore ideale per trasformare la permanenza nelle sale in una vera e propria visita personalizzata, costruita sulle curiosità e sul livello di conoscenza del singolo pubblico.

Perché l’AI può cambiare la fruizione dei musei

La trasformazione digitale nei luoghi della cultura non è solo una questione tecnologica, ma anche di metodo: offrire risposte contestuali e adattate significa permettere al visitatore di soffermarsi sui dettagli e comprendere i meccanismi nascosti dietro a un’opera. La startup veneta amuseapp, guidata da Marco Da Rin Zanco, propone una piattaforma che genera contenuti su misura per età, lingua, livello di conoscenza e interessi, con l’obiettivo di contrastare la tendenza a una fruizione distratta. I dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura della Politecnico di Milano School of Management rivelano come solo il 6% delle istituzioni dichiari investimenti in intelligenza artificiale e appena l’1% abbia avviato progetti strutturati: un divario che limita la capacità dei musei di accompagnare il pubblico nella comprensione.

Come funziona nello specifico

L’esperienza che propone amuseapp passa dall’uso quotidiano dello smartphone: inquadrare un QR code, selezionare la lingua e iniziare a porre domande significative sui materiali, sulle tecniche di realizzazione o sulla committenza. Il sistema risponde con testi, audio e percorsi diversi a seconda delle preferenze, offrendo spiegazioni tecniche accompagnate da esempi visivi. In questo modo la visita smette di essere un susseguirsi di immagini e diventa un percorso di indagine, con risposte calibrate grazie a strumenti basati su machine learning e modelli semantici.

I musei che più affascinerebbero Leonardo

Se potesse muoversi tra le collezioni contemporanee, la prima tappa plausibile sarebbe il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, che porta il suo nome e conserva la più ampia raccolta di modelli ispirati ai suoi disegni. Qui Leonardo troverebbe i prototipi delle sue macchine e potrebbe confrontare i suoi appunti con le realizzazioni storiche e moderne, seguendo un filo che unisce disegno, progetto e costruzione.

Altri luoghi di interesse

Alla Fondazione Volandia, dedicata alla storia dell’aviazione, Leonardo rileggerebbe i propri progetti di macchine volanti alla luce degli sviluppi reali: dagli ornitotteri ai moderni velivoli a reazione. Il contatto tra idea progettuale e applicazione tecnica offrirebbe a Leonardo l’occasione per ragionare come ingegnere e sperimentatore. Al Museo del Violino della Fondazione Stradivari il dialogo si sposterebbe sulla vibrazione della materia: la perfezione del suono come equivalente, per lui, della perfezione cromatica in pittura. Infine, la Casa Colombo stimolerebbe riflessioni su calcoli, rischi e scoperta, temi che il grande maestro conosceva bene.

Da spettatore a ricercatore: la visita come apprendimento attivo

Leonardo non seguirebbe un percorso rigido: probabilmente devia, torna sui dettagli che lo incuriosiscono e pone domande senza paura di deviare dall’itinerario ufficiale. L’uso dell’AI in musei può supportare questo atteggiamento, offrendo risposte qualificate e rimandando a ulteriori spunti di approfondimento, anziché limitarsi a didascalie sintetiche. È un approccio che supera l’aneddotica e il turismo delle immagini, trasformando la presenza fisica in sala in un’esperienza che lascia un’impronta cognitiva più duratura.

Riflessioni finali

Il salto culturale richiesto ai musei italiani riguarda sia investimenti sia una nuova idea di accoglienza: strumenti digitali capaci di stimolare la curiosità e facilitare l’accesso alla conoscenza. Se Leonardo fosse tra noi, probabilmente non userebbe l’AI per sostituire il suo sguardo, ma per potenziarlo: interrogare, comprendere e progettare rimarrebbero le sue attività principali. Per i visitatori contemporanei, introdurre dialoghi digitali è un modo per recuperare tempo di qualità davanti alle opere e trasformare ogni visita in un autentico laboratorio di idee.

Scritto da Sarah Finance

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