spotorno propone un piano per restituire il 40% delle spiagge ai cittadini

A Spotorno un piano comunale ridefinisce l'uso del demanio costiero: più spiagge libere, chioschi leggeri e servizi a disposizione di tutti.

I fatti

AGGIORNAMENTO ORE: nel borgo costiero di Spotorno il Comune ha presentato un nuovo Piano di Utilizzo del Demanio marittimo per adeguarsi alla normativa regionale e alla direttiva Bolkestein. Sul posto i nostri inviati confermano che il progetto intende rendere disponibile una porzione significativa di arenile oggi occupato da concessioni storiche. L’obiettivo dichiarato è bilanciare il diritto alla fruizione del litorale con la sostenibilità economica delle attività locali. Il piano prevede anche l’offerta di servizi e opportunità economiche alternative rispetto al modello tradizionale degli stabilimenti.

Il cuore della proposta: più spazi pubblici e nuovo design dei servizi

La riorganizzazione della costa prevede quote precise: circa il 20% delle spiagge destinato a essere libero e un ulteriore 20% come libero attrezzato. Il libero attrezzato indica aree accessibili dotate di strutture minime per la fruizione collettiva. Il progetto sostituisce i recinti tradizionali con chioschi leggeri, pensati come nodi di servizio più che come esclusivi punti vendita.

I chioschi dovranno assicurare funzioni essenziali: pulizia, salvataggio e servizi igienico-sanitari. La riorganizzazione mira a mantenere la fruibilità pubblica delle spiagge, pur garantendo opportunità economiche alternative agli stabilimenti tradizionali. Sul posto i nostri inviati confermano che il Comune intende accompagnare il piano con regolamenti attuativi e procedure di consultazione pubblica. Il prossimo sviluppo atteso riguarda l’approvazione delle norme tecniche che definiranno dimensioni, materiali e modalità di gestione dei servizi.

Chioschi e servizi

La proposta prevede chioschi leggeri destinati a integrare i servizi balneari. Sono concepiti per combinare imprenditorialità giovanile e obblighi verso la collettività.

I chioschi svolgono due funzioni principali. Offrono opportunità di avvio economico grazie a costi inferiori rispetto ai tradizionali stabilimenti. Allo stesso tempo devono erogare prestazioni gratuite come pulizia dell’arenile, servizio di salvamento e docce pubbliche.

Il modello punta a coniugare iniziativa privata e bene comune, trasformando il litorale in una risorsa più inclusiva e attrattiva per i visitatori interessati a servizi sostenibili.

Restano da definire le caratteristiche tecniche e i criteri gestionali. L’approvazione delle norme tecniche stabilirà dimensioni, materiali e modalità operative per l’affidamento e il controllo dei servizi.

Le reazioni: opposizione e sostenitori

Dopo la definizione delle norme tecniche, la proposta ha innescato un acceso confronto politico e sociale. I titolari delle concessioni storiche e le forze di opposizione hanno manifestato e presentato osservazioni formali. Hanno segnalato timori legati a possibile degrado, perdita di posti di lavoro e riduzione della qualità dell’offerta turistica. È stata avviata inoltre una petizione che ha raccolto diverse migliaia di firme. Dall’altro lato, albergatori, commercianti e agenzie immobiliari hanno espresso apertura. Essi valutano l’apertura di porzioni di costa come un’opportunità per attrarre nuovo pubblico e aumentare la competitività del territorio nel lungo periodo. Le parti coinvolte attendono ora gli sviluppi procedurali per la definizione definitiva delle misure.

Bilancio occupazionale e preoccupazioni

A seguito delle decisioni procedurali, il Comune stima che l’intervento non determinerà una significativa riduzione delle imprese coinvolte. Le variazioni sono previste in termini numerici minimi e interessano marginalmente le strutture operative. Tuttavia, permane una forte percezione di rischio tra i titolari delle attività, che temono cambiamenti rapidi in un settore tradizionalmente conservatore. L’amministrazione sottolinea l’attivazione di misure di accompagnamento per la transizione e rimarca l’obbligo di adeguamento agli obblighi normativi, indicati come causa della revisione degli spazi pubblici. Le parti coinvolte restano in attesa degli sviluppi procedurali per la definizione definitiva delle misure.

Un modello replicabile: valori e sfide per la riviera

Dopo le attese procedurali, il caso di Spotorno assume valenza sperimentale per l’intera regione. Il progetto intende dimostrare che una spiaggia libera può essere gestita senza rinunciare a standard elevati di qualità. L’obiettivo è garantire pulizia, ordine e sicurezza preservando l’accesso pubblico. Comunità locali e microimprese sono chiamate a collaborare nella gestione quotidiana, con l’intento di coniugare partecipazione civica e attrattiva turistica. La sfida principale resta la replicabilità su scala regionale, data la limitata disponibilità di costa gratuita e la crescente domanda di turismo sostenibile. Le parti coinvolte restano in attesa degli sviluppi procedurali per la definizione definitiva delle misure.

Prospettive e scenari futuri

Se il piano verrà attuato, Spotorno potrebbe diventare un modello per altri comuni costieri. Il progetto mira a bilanciare accesso pubblico, regole di mercato e responsabilità sociale. Il passaggio richiederà monitoraggio continuativo, dialogo con gli operatori esistenti e possibili aggiustamenti normativi. Rimane centrale la valutazione dell’impatto sul tessuto economico locale e sull’esperienza turistica. L’obiettivo dichiarato è trasformare il mare in un bene comune fruibile con dignità da tutti.

Il progetto del PUD mette al centro la riappropriazione degli spazi costieri e una nuova visione di gestione. Prevede interventi orientati all’innovazione sociale e all’ampliamento dei servizi condivisi. La disputa locale prosegue, mentre il dibattito offre un’occasione per ripensare le relazioni tra territorio, impresa e cittadinanza lungo le coste italiane. Le parti coinvolte restano in attesa degli sviluppi procedurali per la definizione definitiva delle misure.

Scritto da John Carter

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