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Nel panorama delle tradizioni popolari italiane, tre episodi differenti tracciano un ponte tra comunità locali, musica e montagne. Da un borgo molisano che ha fatto della zampogna un simbolo identitario, a un festival campano che celebra strumenti e consuetudini, fino a una spedizione ottocentesca che racconta l’incontro tra cultura religiosa e scoperta alpina: sono tutte storie che parlano di radici e passione.
Questo articolo propone un viaggio narrativo che può trasformarsi in un vero e proprio itinerario di weekend: passeggiare tra vicoli medievali, partecipare a concerti e laboratori e leggere le pagine di una relazione di alpinismo del 1856 per comprendere come tradizione e memoria si alimentino a vicenda.
Scapoli: il borgo molisano e la zampogna
Nel cuore del Molise, a 600 metri di altitudine, si trova Scapoli, un piccolo centro della provincia di Isernia: un borgo di meno di mille abitanti, circondato dai boschi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Qui la zampogna non è solo uno strumento musicale ma un patrimonio collettivo che attraversa feste, officine artigiane e memorie familiari. La posizione tra le montagne delle Mainarde e la valle del Volturno rende il paese luogo ideale per chi cerca un’immersione nella natura e nella cultura popolare.
Perché la zampogna è importante
La zampogna è spesso associata al mondo pastorale e alle feste invernali; in contesti come Scapoli diventa invece un elemento di identità condivisa, tramandato da generazioni. Il linguaggio degli strumenti e delle melodie racconta storie di lavoro, migrazioni stagionali e relazioni comunitarie: conoscere la zampogna significa comprendere un pezzo di storia sociale del Centro-Sud.
Tammorre & Zampogne: tre giorni di musica e impegno a Scafati
La quarta edizione del Festival Tammorre & Zampogne si svolge a Scafati, nel Fondo Agricolo “Nicola Nappo”, e propone un programma che mescola concerti, dibattiti e laboratori. La manifestazione, in calendario nei giorni 13, 14 e 15 marzo 2026, mette al centro non solo la performance musicale ma anche la riflessione su temi come il lavoro agricolo, la cura dei territori e i processi di riuso di beni confiscati, restituendo spazi alla comunità.
Programma essenziale dell’edizione 2026
Il festival alterna momenti di confronto pomeridiani e spettacoli serali: venerdì 13 marzo prevede dibattiti su lavoro agricolo e risorse del territorio e una rassegna musicale con gruppi come A Paranza r’o Lione e Gli Zampognari di Montevergine. Sabato 14 propone interventi sul fiume Sarno, uno stage e performance di gruppi tradizionali; domenica 15 è dedicata anche a proiezioni e approfondimenti tecnici sul tamburello, con chiusura serale affidata a formazioni che uniscono reggae e tammorre. In sintesi, il festival è un ponte tra musica, memoria e attivismo territoriale.
La Marmolada e la cordata dei sacerdoti: don Pietro Mugna e l’ascesa del 1856
La storia della montagna italiana conserva anche pagine di esplorazione culturale: tra queste spicca la relazione dell’ascesa sulla Marmolada firmata da don Pietro Mugna. Nato a Trissino il 30 giugno 1814, Mugna fu sacerdote, studioso e docente; la sua descrizione dell’ascesa compiuta nel 1856 combina osservazioni naturalistiche, dettagli tecnici e suggestioni paesaggistiche, offrendo un documento che unisce la sensibilità scientifica a quella letteraria.
La spedizione e l’eredità
La cordata partita il 24 agosto 1856 comprendeva sacerdoti e guide locali: don Pietro e compagni raggiunsero una cresta sotto Punta Rocca (intorno ai 3.250 metri), mentre altri membri della comitiva salirono sul Monte Seràuta a 3.069 metri. Le parole di Mugna — riportate in una lettera successiva e pubblicate nel 1874 — restituiscono la vertigine del ghiacciaio e la cura per l’osservazione naturalistica; negli anni successivi egli continuò a pubblicare saggi sull’Agordino e a essere riconosciuto dal Club Alpino Italiano per le sue esplorazioni.
Mettere insieme Scapoli, il festival di Scafati e la testimonianza di don Pietro Mugna significa leggere l’Italia come un mosaico di luoghi dove musica, comunità e montagne si intrecciano. Per chi progettasse un weekend, la combinazione offre esperienze diverse: dal silenzio dei vicoli ai ritmi delle tammorre, fino alla lettura di una pagina storica che parla di coraggio e curiosità. In ciascun caso, l’invito è a entrare nella storia osservando con attenzione gli strumenti, le parole e i paesaggi che li hanno prodotti.

