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Sul vasto altopiano di Campo Imperatore, dove fino a pochi mesi fa la neve e il ghiaccio dominavano il paesaggio, ora sbocciano i crochi che anticipano la primavera: è l’immagine che apre a un territorio in movimento. L’Aquila, segnata dalle ferite del terremoto del 2009, è stata scelta come Capitale italiana della Cultura 2026 e questa nomina funziona come un vento nuovo che investe monumenti, teatri e palazzi storici riportandoli al centro della vita cittadina.
Una rinascita che punta all’eredità
La candidatura aquilana, costruita attorno al dossier Multiverso, non cerca soltanto di moltiplicare gli eventi per un anno, ma di creare un ecosistema culturale duraturo. Il progetto prevede interventi infrastrutturali, programmi universitari, residenze artistiche e corsi di formazione: tutte iniziative pensate per coinvolgere non solo il centro urbano ma anche le aree interne fino a Rieti e alle zone colpite dai sismi del 2009 e del 2016. Monumenti come il Castello, il Teatro San Filippo e chiese come San Bernardino e San Silvestro stanno riaprendo i loro portoni — con appuntamenti programmati, tra cui la riapertura annunciata il 29 marzo — e spazi contemporanei come Palazzo Ardinghelli, sede del MAXXI L’Aquila, arricchiscono l’offerta culturale.
Mostre ed eventi che attirano l’attenzione
Tra le iniziative che avranno maggior richiamo c’è la mostra della Visitazione di Raffaello al MuNDA (Museo Nazionale d’Abruzzo) prevista dal 27 giugno al 27 settembre 2026. L’esposizione, curata scientificamente dal museo e approvata dal Comitato dei Garanti, ricostruirà la genesi dell’opera e il rapporto con il contesto aquilano, affiancando il capolavoro di Raffaello alla Visitazione del Pontormo e ad altri prestiti di valore come l’Ecce Homo di Antonello da Messina. Il progetto espositivo ha un costo complessivo stimato di 892.000 euro, con 711.000 euro finanziati dal programma RESTART 2, mentre il Comune supporta gli aspetti organizzativi, amministrativi e di comunicazione.
Musica, teatro e competizioni
Non mancheranno appuntamenti musicali e performativi: dalla prima esecuzione assoluta di un brano di Nicola Piovani, nato per gli 80 anni della Società Aquilana dei Concerti, ai progetti che uniscono parole, orchestra e canto con istituzioni come l’Istituzione Sinfonica Abruzzese. Per i giovani direttori d’orchestra è prevista la prima edizione dell’International Conducting Competition “Vittorio Antonellini”, promossa dai Solisti Aquilani e presieduta da Salvatore Accardo. Festival consolidati come i Cantieri dell’Immaginario, Jazz Italiano per le Terre del Sisma e il Festival delle Città del Medioevo saranno potenziati, così come la storica Perdonanza celestiniana nella basilica di Santa Maria di Collemaggio. Tra le performance di richiamo figura anche Liu Bolin, l’artista cinese noto come “l’uomo invisibile”, che realizzerà interventi pubblici, incluse azioni nate per fondersi con foreste vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e con il paesaggio di Rocca Calascio.
I borghi del Gran Sasso e i «Paesi Narranti»
Alle pendici del massiccio del Gran Sasso emergono borghi che costituiscono la trama di un turismo esperienziale: Rocca Calascio, a quasi 1.500 metri, è celebre per il suo castello, il più alto d’Italia, e per essere stato set cinematografico di film come Il nome della rosa e Ladyhawke. Il progetto Luce d’Abruzzo, sostenuto con fondi del PNRR, ha avviato processi di rigenerazione, attivando cantieri culturali, scuole di pastorizia, tessitura, turismo e musica e creando occasioni per eventi sportivi e di benessere. L’itinerario si estende nei borghi che hanno dato vita alla destinazione Paesi Narranti: Capestrano, Castel del Monte, Santo Stefano di Sessanio, Carapelle Calvisio e Navelli, dove storia, arte e paesaggio si incontrano in percorsi pensati per ricreare connessioni autentiche con il territorio.
Storie, tesori e tradizioni
Nel comune di Capestrano si erge il castello che domina la valle del Tirino; qui nel 1934 fu rinvenuto il celebre Guerriero di Capestrano, oggi conservato al Museo di Chieti. A Navelli si coltiva lo zafferano, mentre Castel del Monte conserva riti legati alla transumanza e manifestazioni popolari come la “Notte delle Streghe” e il tradizionale “ru rite de’ re sette sporte”, che ogni anno anima il borgo nelle notti del 17 e 18 agosto. Bominaco, con l’Oratorio di San Pellegrino definito la “Cappella Sistina d’Abruzzo” e inserito nel patrimonio UNESCO, è una tappa obbligata per chi cerca sorprese artistiche minori ma di grande valore.
Sapori e ospitalità per chi visita
La proposta enogastronomica completa il quadro: in città ristoranti storici e nuove proposte convivono tra palazzi antichi. Da Elodia in Palazzo Cipollone a Yoichi in Palazzo Pica Alfieri, passando per Connubio a Palazzo Fibbioni e la cucina creativa di FØRMA con la sua FØRMA Bakery, l’offerta è varia e di qualità. Alla periferia si trovano esperienze come Il baco da seta nella Dimora del baco e il bar Nurzia, custode della tradizione del torrone. Nei borghi, proposte a km zero come il Risto-Macelleria Tirino o l’Antica Taverna di Navelli dialogano con strutture ricettive come l’Hotel Parco Gran Sasso e lo Sextantio Albergo Diffuso, che da poco ha inaugurato la Sextantio Cucina guidata dallo chef Dino Como, ex braccio destro di Niko Romito. Queste realtà rendono il territorio non solo visitabile ma pienamente vivibile, invitando a trasformare un weekend in un’immersione culturale e sensoriale.
Appunti finali
La programmazione culturale e gli investimenti mirano a lasciare un’impronta stabile: mostre come la Visitazione di Raffaello (27 giugno-27 settembre 2026), festival potenziati e la valorizzazione dei borghi compongono un progetto che guarda oltre l’anno di celebrazione. Per chi pianifica una visita, la proposta è semplice: alternare monumenti e musei a passeggiate sui pascoli d’alta quota, assaggiare prodotti locali e partecipare agli eventi che animano una città in fase di rinascita.

