Escursione alla cascata di Val d’Avio: avvicinamento, salita e ritorno

Un racconto di un'escursione in Val d'Avio: dalle strade di avvicinamento alla salita su cinque tiri di ghiaccio, fino al ritorno sotto il sole

Qualche giorno prima avevo già in mente di tornare in montagna, ma l’itinerario si è definito all’ultimo: un messaggio ha cambiato i piani e in pochi istanti eravamo d’accordo per partire giovedì, con ritrovo alle ore cinque al parcheggio di Civate. L’idea era semplice ma ambiziosa: raggiungere la Val d’Avio e salire una cascata di ghiaccio che richiede impegno sia nell’avvicinamento sia sulla parete stessa. La natura dell’uscita richiede un minimo di organizzazione: equipaggiamento da ghiaccio ben controllato, corde e moschettoni a portata di mano e la consapevolezza che la montagna può stravolgere i piani in qualsiasi momento. In breve, un mix di programmazione e apertura all’imprevisto.

Il percorso non è banale: abbiamo attraversato la SS36 fino a Teglio, poi salito verso Aprica, disceso a Edolo e risalito l’alta Val Camonica fino a Temù, dove ci siamo inseriti verso la Val d’Avio in direzione di Malga Caldea. La neve ha fermato l’auto prima della destinazione: dopo diversi tentativi, qualche spinta e l’uso di rametti sotto le ruote, abbiamo scelto uno slargo dove lasciare il mezzo e iniziare l’avvicinamento a piedi. Questo primo tratto rappresenta spesso il vero banco di prova: la differenza tra ciò che si immagina e ciò che la montagna concede.

Avvicinamento: gallerie e dighe

L’avvicinamento è stato lungo ma ricco di scenari: circa un’ora per raggiungere il piazzale delle dighe e una seconda ora per inoltrarci all’interno della montagna utilizzando le gallerie di servizio ENEL. Questo passaggio, insolito per molti escursionisti, offre un contrasto netto tra l’ambiente meccanico delle gallerie e la natura esterna. Attraversando lo sbarramento e la seconda diga ci siamo ritrovati alla base della cascata, pronti per l’attacco. L’uso delle gallerie non è soltanto un dettaglio logistico: è parte integrante dell’itinerario e va considerato nel tempo totale di percorrenza e nella gestione delle torce e del freddo.

Imprevisti alla partenza

Parcheggiare lontano da Malga Caldea e camminare su neve fresca ha richiesto adattabilità: la scelta di lasciare l’auto in uno slargo è stata obbligata dalla condizione del fondo stradale e dalla profondità della neve. Questo tipo di imprevisto priva dell’ultima comodità, ma regala anche la consapevolezza dell’autosufficienza: zaini più pieni, qualche chilometro in più a piedi e una gestione più attenta dei tempi. Inoltre, il fatto che la strada fosse interessata da lavori per migliorare la viabilità ha influito sul rientro, ma non ha scalfito l’entusiasmo iniziale.

La salita sulla cascata

Una volta all’attacco abbiamo affrontato cinque tiri piuttosto lunghi su ghiaccio di buona qualità; le soste erano ben attrezzate su roccia a destra, e ogni tappa è stata seguita da una doppia per recuperare. La scalata ha alternato passaggi tecnici e momenti di contemplazione: il gelo, il rumore dell’acqua sotto il ghiaccio e la verticalità della parete. Un dettaglio significativo è stato notare la posizione della vecchia Madonnina, ormai crollata: un segno della trasformazione continua dell’ambiente. L’esperienza ha richiesto attenzione alle attrezzature e alla progressione, con soste ponderate e comunicazione costante tra i compagni.

Tecnica e sicurezza

Dal punto di vista tecnico abbiamo fatto affidamento su buone pratiche: controllo degli attacchi, uso corretto degli strumenti da ghiaccio e soste su roccia verificate. In questo contesto il termine approccio tecnico indica non solo la capacità di muoversi sulla parete ma anche la gestione delle corde, delle mezze corde e delle doppie. La collaborazione tra i membri del gruppo è stata fondamentale per mantenere il ritmo e garantire sicurezza: ogni manovra è stata eseguita con calma e precisione, perché sulla cascata ogni mossa conta.

Ritorno e sensazioni finali

Conclusa la salita, il sole ha fatto capolino e ci ha riscaldati mentre riponevamo gli attrezzi e rimettevamo gli zaini in spalla per il rientro lungo lo stesso cammino. La neve si era un po’ smollata e questo ha reso la discesa più faticosa e talvolta rumorosa di imprecazioni, ma ha anche creato un’atmosfera di sollievo e complicità. Il viaggio di ritorno in auto è stato rallentato dal traffico e dai cantieri per le opere stradali, ma la giornata si è chiusa con la soddisfazione di chi ha saputo adattarsi e portare a termine un progetto. Un grazie sincero al compagno di cordata: l’ambiente era eccezionale e l’avventura si è rivelata memorabile.

Scritto da Giulia Lifestyle

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